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Attacco di panico

images/stories/disturbi/panico.gifCon l’espressione “sono andato in panico” si vuole semplicemente indicare che si è stati assaliti da una paura tale da perdere il controllo di se stessi. Quello che gli psichiatri definiscono “attacco di panico” è una reazione del tutto spontanea, che non è cioè causata da una situazione, o episodio, che potrebbe oggettivamente suscitare paura.

Come si manifesta
La persona che lo subisce è intenta a un’attività qualsiasi e, tutto a un tratto, avverte in modo acuto, improvviso e imprevedibile, un’ansia intollerabile. La gola si serra, si ha fame d’aria, il battito del cuore accelera, si prova vertigine e un senso di svenimento. Si viene allora assaliti dalla paura di perdere il controllo della propria mente o si teme di morire.

Le crisi hanno una durata variabile, solitamente di mezz’ora circa. Al termine, ci si sente stanchi, apprensivi e si possono anche accusare mal di testa e spossatezza. Solitamente il primo attacco di panico è di notevole intensità e la persona ricorda con precisione le circostanze nelle quali si è verificato. Ha la sensazione che da quel momento la sua vita sia completamente cambiata. Dopo pochi giorni oppure anche dopo settimane, l’attacco si manifesta nuovamente con modalità simili. In un primo momento si può pensare di essere stati colpiti da un disturbo del cuore: può succedere che ci si rechi nei centri di pronto soccorso dove, puntualmente, si viene dimessi senza che alcun disturbo di ordine cardiologico venga diagnosticato. A questo punto si è presi dalla paura che gli attacchi possano ripetersi. Si comincia ad avere paura dell’attacco in sé. Pian piano, questa paura diventa il sintomo predominante. Si inizia così, in modo impercettibile, a collegare gli attacchi con i luoghi dove si presume che questi si possano manifestare. Si sviluppa cioè quella che gli psichiatri chiamano agorafobia (agorà, in greco, significa piazza), la paura degli spazi aperti, che, nel caso di chi soffre di attacchi di panico, vengono identificati come luoghi in cui la persona teme di non potere essere soccorsa in modo adeguato.

Oggi si tende dunque a ritenere l’agorafobia una conseguenza, piuttosto che una causa, degli attacchi di panico. Può anche succedere che gli attacchi di panico spariscano e che l’agorafobia rimanga. Per questo motivo, alcune persone finiscono con il non uscire più di casa. In altri casi, gli attacchi di panico sono intervallati da lunghi periodi durante i quali la persona riesce a riprendere le normali abitudini e ritmi di vita.

Le cause
Le cause del disturbo non sono ancora del tutto chiare. Pare che all’origine vi sia una base fisiologica: chi soffre di attacchi di panico sembra particolarmente sensibile all’adrenalina, un ormone che prepara l’organismo ad affrontare situazioni di pericolo reale o vissute come tali. Inoltre, secondo i risultati di alcuni studi statistici, il 25% delle persone che sono soggette ad attacchi di panico ha sofferto da piccolo di ansia da separazioneo di fobia scolare.

Quando rivolgersi al medico
Alcune malattie, come l’iper e l’ipotiroidismo, possono dare luogo a manifestazioni molto simili agli attacchi di panico. Così pure un consumo molto elevato e prolungato di caffè causa il cosiddetto caffeinismo, che talvolta provoca gli stessi sintomi di questo disturbo. Quindi, prima di emettere la diagnosi, il medico deve escludere la presenza di queste malattie. In caso di attacchi di panico, è bene rivolgersi al più presto a uno specialista in problemi di ordine psichico. Gli attacchi di panico, infatti, evolvono abbastanza velocemente. Dapprima la persona comincia a preoccuparsi per la propria salute, poi sviluppa fobie limitate a poche circostanze, ben presto però inizia a soffrire di agorafobia e, infine, nel 60% dei casi, finisce con il soffrire di depressione.
È importante quindi intervenire in tempo, prima che la situazione si aggravi e che di conseguenza la via verso la guarigione diventi più difficile e lunga.

Come si affronta

Con l’alimentazione

Gli alimenti ricchi di vitamina B1, B2 e B7 pare che abbiano un effetto positivo su chi soffre di attacchi di panico. L’alimentazione dovrebbe perciò favorire alcuni cibi che contengono queste vitamine. In particolare, il lievito di birra è l’alimento più ricco di vitamine del complesso B. Si consiglia di prenderne da 6 a 8 compresse al giorno.

Sono da escludere tutti i prodotti contenenti caffeina, sostanza che viene utilizzata negli esperimenti per provocare artificialmente una crisi di panico. È presente nel caffè, nel tè, nel cioccolato e nelle bibite a base di cola.

Con la terapia cognitiva e comportamentale

La terapia comportamentale, detta anche comportamentista o del comportamento, non si propone di realizzare cambiamenti profondi nella personalità di chi soffre di attacchi di panico ma solo di correggerne gradualmente i comportamenti.

Per esempio, chi ha paura dei gatti sarà prima guidato a guardarli a distanza, poi a entrare in una stanza dove è presente un gatto, infine ad accarezzarlo. Non scoprirà, come nella terapia psicoanalitica, il perché della sua fobia, ma riuscirà a conviverci. Questa tecnica è particolarmente efficace per affrontare fobie e ossessioni.

La terapia cognitiva studia il ruolo del pensiero nel provocare l’ansia e mira a correggere la tendenza della persona ansiosa a interpretare gli eventi della vita nel peggior modo possibile. Si dimostra molto efficace nei casi di ansia generalizzata e spesso viene usata congiuntamente alla psicoterapia comportamentale. Con questo tipo di terapie, con le quali si insegna al paziente una serie di metodi per controllare l’ansia nei momenti di panico, si ottengono discreti risultati. È più difficile invece conquistare il controllo dell’ansia quando questa è generata dalla paura che l’attacco possa nuovamente manifestarsi.

Con l’ipnosi
Quando si è sotto ipnosi si raggiunge uno stato di estrema vigilanza, che permette alla persona di avere chiarezza mentale notevole, controllo sulla propria emotività, capacità di riportare alla memoria episodi dimenticati e di liberare la propria fantasia. Può quindi essere particolarmente indicata nel caso degli attacchi di panico, le cui radici sono da ricercare in episodi della vita infantile, come in molti casi di agorafobia.

Con la gemmoterapia
La gemmoterapia utilizza i germogli freschi delle piante.

Nei casi di palpitazioni di origine nervosa: si consiglia il macerato glicerinato di biancospino (Crataegus oxycantha M.G.). Se ne prendono 20 gocce per 3 volte al giorno.

Per diminuire l’angoscia: è indicato il fico (Ficus carica M.G.), sempre sotto forma di macerato glicerinato. Se ne prendono 20 gocce per 3 volte al giorno.
I rimedi possono essere presi contemporaneamente per sei mesi senza controindicazioni.

Con i fiori di Bach
I fiori di Bach sono prescritti a seconda delle caratteristiche di ogni persona. Quanto qui suggerito può essere utile in caso di emergenza.
La dose di questi rimedi è di 4 gocce 4 volte al giorno, lontano dai pasti.

Per il panico con terrore estremo: Rock Rose.

Con l’omeopatia

Per quanto riguarda i rimedi omeopatici, si consiglia di consultare un omeopata: le varie scuole, infatti non sono concordi nel definire il tipo di diluizione e, di conseguenza, il dosaggio adeguato. Inoltre, proprio nel caso degli attacchi di panico, che si riferiscono a un disturbo complesso, va adottata una terapia legata alle cause del malessere e alle caratteristiche fisiche e psichiche della persona. Prima di una visita medica è preferibile evitare di autoprescriversi dei farmaci omeopatici per non modificare il quadro dei sintomi. Nel caso in cui ci si trovi di fronte a una situazione acuta e non si riesca a contattare il medico, si consigliano i seguenti rimedi, da adottare nelle prime 48 ore.

Dopo un attacco di panico con paura di morire: Aconitum 5CH, 4 granuli ogni 5 minuti. Oppure Aconitum D12, 4 gocce per un massimo di 6 volte.

Dopo un attacco di panico con affanno e mancanza di respiro: Ignatia 5CH, 4 granuli ogni 5 minuti. Oppure Ignatia D12, 4 gocce per un massimo di 6 volte.


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