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La buona novella e i nuovi media

 “Luigi mi ha chiesto l’amicizia”. “Ah Sì? lo invece ho aggiunto Luca, poi lui mi ha taggato e io ho messo mi piace ad un suo post; dopo l’ho cercato in chat ma era offline”. Se queste frasi vi sembrano oscure e misteriose, siete fuori dal mondo dei social network. Gran parte della comunicazione tra giovani oggi si avvale di strumenti quali facebook. youtube, chat. Persino l’e-mail a molti sembra già vecchia e superata, relegata soltanto a strumento di lavoro. 

Una rivoluzione culturale meno compiutasi in meno di 10 anni che ha cambiato radicalmente non solo gli stili di comunicazione ma anche i linguaggi, scavando un autentico fossato tra chi padroneggia i nuovi media e chi ne è escluso.

Cambia radicalmente anche la modalità di apprendimento. Se in passato il flusso di informazioni era prevalentemente verticale (dal docente all’allievo, dalla tv allo spettatore, dall’autore al lettore), oggi invece il flusso diviene sempre più orizzontale. Pensiamo a wikipedia, la grande enciclopedia online scritta dagli stessi lettori, ma anche a facebook e a youtube, i cui contenuti sono creati e pubblicati degli utenti del sito. Tutto ciò da una parte rende disponibile una quantità di informazioni enorme e consente a chiunque di farsi conoscere e di far conoscere il proprio pensiero; dall’altra però rende estremamente difficile valutare l’autorevolezza delle fonti e dunque l’attendibilità di ciò che si sta leggendo o guardando.

I nuovi media poi ci sottopongono a stimoli continui: messaggi in chat, sms, e-mail, telefonate. post su facebook, interrompono continuamente le nostre attività. Secondo alcuni esperti questo ci rende più intelligenti e ci abitua a gestire più attività contemporaneamente, in multitasking: secondo altri invece ci induce a perdere la capacità di concentrarsi e di approfondire.

E la Chiesa come si pone di fronte ai nuovi media? Il Vaticano ha un suo sito internet, così come molte parrocchie. Molti sacerdoti sono su facebook. Ci sono esperienze molto positive come quella di Qumran: un sito dove ci si scambia gratuitamente materiale pastorale, come libretti per campi scuola, incontri di preghiera, testi del Magistero etc. Una presenza dunque c’è, ma quanto è efficace?

Così scriveva Benedetto XVI nella sua lettera ai vescovi cattolici dopo le polemiche seguite alla remissione della scomunica a quattro vescovi lefebvriani negazionisti: “Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie”. Stupisce che nel 2008 nessuno dei collaboratori più stretti del papa abbia fatto ciò che quotidianamente fanno milioni di ragazzini: digitare un nome e cognome su “google” per cercare informazioni su una persona.

A noi laici cattolici dunque il compito di aiutare la Chiesa a sfruttare in maniera efficace le immense opportunità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione. Siamo tutti chiamati ad annunciare la “Buona Novella”. E se le notizie oggi corrono su internet, chat, sms, social network, anche la “Buona Notizia” correrà su questi mezzi.

Massimo Cassanelli – su Agape rivista parrocchiale della comunità Santa Maria di Passavia – Bisceglie.

 

 

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