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Cronaca di un'adozione - Parte I


Questa è la cronaca giornaliera delle piccole, a volte molto noiose ma certamente indimenticabili cose che abbiamo fatto nel corso del nostro primo viaggio per Patty. Non è un resoconto completo, ma (ri)leggere questa pagina forse può aiutare a capire di quanti e quali grandi e piccoli sacrifici si sopportano per qualcosa in cui si crede e che si desidera fortemente. Adottare un bambino, una bambina, è una cosa bellissima, che ti riempie il cuore e la mente, ti prende e ti avvolge già nel momento in cui si inizia la trafila per una adozione. E tutto questo c'è chi lo sa e lo sa bene, molto bene. Ecco perchè si approfittano di te... In ogni caso, ecco come comincia il nostro...

DIARIO DI VIAGGIO




 25.8.2006 venerdi

Partiti in auto da Firenze per Busto Arsizio. Siamo arrivati alle 13.30 circa dopo aver sbagliato strada. Pranzo prolungato con Zia Rina e nel pomeriggio visita alle altre zie di Mamma. La sera nuovamente cena con Zia Rina, Massimo e Claudia e quindi alle 23 circa a letto.

26.8.2006 sabato

Sveglia alle 7.30, colazione ecc. ed alle 10.45 i cugini ci accompagnano a Malpensa. Ci imbarchiamo alle 12. Pranzo a bordo ed alle 15.50 siamo a Mosca (ora locale 17.50). piove. Ad attenderci c’è Tania cui paghiamo 600 euro, ancora non ho capito perché. Ci dice che dobbiamo prendere il bagaglio, ci disperiamo perché non è arrivato quando invece, come previsto, viaggerà direttamente per ROSTOV. All’aeroporto troviamo anche i coniugi Rossi che vengono da San Marzano, anche loro con Associazione Ariete. Ci spostiamo all’aeroporto per i voli nazionali in Taxi che ci costa la bellezza di 25 euro a coppia per 5 minuti di tragitto. Per prendere l’aero per ROSTOV che dovrebbe partire alle 21.50. Dopo lunga attesa in piedi, all’interno di un aeroporto da quattro soldi, decolliamo alle 22.40. Quando arriviamo a Rostov (per fortuna la cena era a bordo), ad attenderci c’è IRINA che con un TAXI (stavolta 30 euro a coppia) ci accompagna nell’appartamento dove staremo per 10 giorni, quindi prosegue con Lello e Patrizia che accompagna nel loro appartamento: non ci vedremo fino a domenica prossima. Entriamo a casa alle 00.30 (ora locale, d’ora in poi sarà indicata quella) e le raccomandazioni di IRINA non mancano (non prendete taxi, non uscite quando fa buio, non fate capire che siete turisti, ecc.). Tra un discorso e l’altro, paghiamo 3000 euro in contanti e consegniamo gli ultimi documenti e lei ci presta 2000 rubli per le prime spese in attesa di cambiare i nostri amati euro.

27.8.2006 domenica

Ci sveglia la telefonata di Lello alle 10.30, dal momento che ieri sera abbiamo fatto le 3. Il nostro appartamento è arredato con gusto (locale!), con il colore rosa dominante, ristrutturato di recente e munito anche di aria condizionata. Ci costerà 120 euro al giorno, ed è all’indirizzo M. GORKOGO 214/101 – piano 3° appartamento 76.
Dopo la doccia ed una colazione composta da 3 “ringo” ed un bicchiere d’acqua , andiamo a fare la spesa in un supermercato che ci ha indicato IRINA, distante circa 2 km ( 4 andata e ritorno) e con un caldo umido bestia, dove è un’impresa capire che prodotti acquistare e quanti rubli spendere. Alla fine compriamo quello che ci serve, compresa pasta, olio e caffè italiano, spendendo 792 rubli (cambio a 34 rubli = 1 euro).Quando torniamo a casa sono quasi le 13 e preparo due pendette al pomodoro fresco. Prima di pranzo però ci eravamo fatti un bel caffè! Dopo pranzo andiamo a riposare e verso le 17, con un bel dolore al mio trapezio destro (frutto dell’aria condizionata tenuta accesa tutta la notte), usciamo a fare una passeggiata nella vicina zona pedonale. Lungo questo viale notiamo tantissime ragazze, tutte belle con minigonna e tacchi a spillo, mentre i ragazzi camminato con una bottiglia di birra in mano. Alle 18.30 circa torniamo a casa. Alle 19.15 arriva IRINA che ci restituisce i certificati medici che le avevamo consegnato la sera precedente perché non sono completi. Restiamo a chiacchierare per un po’ e ci chiarisce che il bimbo da adottare potrebbe anche essere una “bimba” e comunque non oltre i 5 anni. Strano, perché ci hanno sempre detto che quasi sicuramente sarà un maschietto. Dopo che IRINA se ne è andata restiamo a guardare la Televisione (in russo!) e ceniamo con wurstel, cavolfiori lessi e formaggio locale. Dopo cena ancora TV ed alle 23.30 a letto.

28.8.2006 lunedi

Sveglia alle 9.30 circa. Telefona Lello per avere notizie che non abbiamo. Restiamo ad aspettare IRINA se ci telefona per farci sapere qualcosa dell’abbinamento. Alle 11.30 decidiamo di uscire ed andare a fare un po’ di spesa con un giretto al centro commerciale (dove c’è anche il supermercato) ed alle 13 torniamo a casa. Abbiamo speso 130 rubli. Alle 13.30 pranziamo e quindi andiamo a fare un riposino, perché dormendo almeno allentiamo la tensione e l’ansia che ci opprimono ed inoltre perché non sappiamo veramente cosa fare tutto il giorno e soprattutto la sera. Nel pomeriggio usciamo verso le 17 ed andiamo a passeggiare nella zona pedonale, l’unico posto dove si sta tutto sommato tranquilli. Ci sediamo su una panchina a leggere e facciamo (anzi, fa Mamma) amicizia con una bambina che gioca in bicicletta con il fratellino. Verso le 19 ci incamminiamo verso casa. Alle 20.30 circa ceniamo a base di spinaci liquidi (non è un modo di dire), polpa di granchio che dall’etichetta della confezione avevamo scambiato per merluzzo e prugne. Dopo cena ci telefona IRINA la quale ci dà appuntamento per domani alle 11 per andare a cambiare i soldi in banca. Andiamo a letto ancora una volta sconsolati perché nessuna notizia si profila per noi.

29.8.2006 martedi

La giornata comincia male: alle 10 ci telefona Irina e posticipa il nostro appuntamento perché pare che dal “ministero” (non abbiamo ancora capito di quale ministero si tratti) stiano per firmare il nostro abbinamento. Sconsolati e apprensivi, usciamo per andare a fare una passeggiata nella zona pedonale. Per strada ci telefona Lello per incontrarci da qualche parte, ma le reciproche indicazioni non servono a nulla, camminiamo ma non sappiamo in che direzione abitano. Alle 12.30 torniamo a casa e prepariamo il pranzo (sempre frugale). Alle 13.15 telefona Irina dicendo che verrà alle 14 per andare in banca. Alle 14 ci incontriamo sotto casa ed andiamo nella banca di fronte dove cambiamo 120 euro (circa 3500 rubli di cui 2000 restituiti ad Irina). Nella circostanza ci dice che forse nel pomeriggio il ministero farà l’abbinamento. Mentre siamo sotto casa Irina inizia a fare e ricevere una sequenza impressionante di telefonate di cui non capiamo nulla ed ad un certo punto, con naturalezza, ci annuncia che ci hanno abbinato una bambina di 5 anni e 4 mesi, sana! Alla notizia rimaniamo sconvolti (fino alla sera prima, facendo previsioni, avevamo pensato che per noi era preferibile un femminuccia di circa 5 anni piuttosto che un maschietto di 3). Dopo l’iniziale euforia (mia soprattutto), diventiamo sospettosi e la tempestiamo di domande, ma Irina ci resiste e non dice nulla di concreto. Alle 16 comunque potremo andare a conoscere la bambina all’orfanotrofio (sono appena le 14.30) e quindi non ci resta che aspettare. Saliamo a casa ed Irina ci consegna due ricariche telefoniche da 150 rubli l’una per ricaricare il telefonino che ci ha assegnato appena arrivati. Quindi chiama un taxi ed insieme ci rechiamo all’orfanotrofio, che dista 2,400 Km da casa (sbircio il contachilometri del taxi, qui i tassametri non esistono). Alle 15.50 siamo già dentro l’ufficio della direttrice, dove ci fornisce qualche informazione sulla provenienza e lo stato di salute della bambina, che si chiama Patty. Alla fine ci chiedono se vogliamo vederla e conoscerla. Naturalmente diciamo di si e la direttrice chiama con l’interfono qualcuno che accompagni la bimba in ufficio. Non passano neanche 30 secondi (segno che la bambina era dietro la porta ad aspettare) che si presenta una biondina con vestitino rosso ed occhi azzurrissimi, la quale ci cerca con lo sguardo e dopo un attimo si avvinghia prima al mio collo e poi a quello di Mamma ed infine a tutti e due, che ci commoviamo fino alle lacrime, turbamento che coinvolge perfino la fredda ed apparentemente distaccata IRINA che si emoziona. Regaliamo ad Patty (che chiamano Shura), un pacco di caramelle, un peluche e le bolle di sapone, che terrà dentro un sacchetto di plastica (il suo tesoro) per tutto il tempo in cui rimarremo a Rostov. Quindi scendiamo in giardino a giocare un po’ e fare amicizia e la guardiamo e riguardiamo: è proprio una bella bambina...

In questa circostanza ci accorgiamo che Patty è terrorizzata dalla presenza di un cane che sta li e si avvinghia a noi ogni volta che si avvicina. Restiamo a giocare per circa 1 ora e quindi torniamo nell’ufficio della direttrice, dove la bambina ci saluta (ci rivedremo domani) e dove ci approfondiscono la storia della bambina. Patty è stata abbandonata a circa 2 mesi in un paesino a circa 30 km da Rostov. Qui venne ritrovata dalla polizia e portata in un orfanotrofio di Rostov ( il n. 1) dove è rimasta fino all’anno scorso. Avendo compiuto i 4 anni le hanno poi cambiato istituto ed arrivata in questo (il n. 2). Non ha sofferto malattie gravi, è vispa e vivace. Alle 17.40 lasciamo l’istituto e con Irina torniamo in bus a casa. Restiamo a passeggiare per riprenderci dallo shock, quindi andiamo al supermercato per fare della spesa perché dobbiamo festeggiare: birra, pizza per Mamma e coscette di pollo per me. Alle 22.30 a letto perché domani alle 10 ci aspetta la nostra bambina.

30.8.2006 mercoledi

Sveglia alle 7.15 (solo io) colazione ed alle 9.15 siamo già fuori. Ci incamminiamo a piedi e di buon passo arriviamo all’orfanotrofio alle 9.45 ma siccome ci sembra presto, aspettiamo qualche minuto prima di entrare. Alle 9.55 poi siamo già davanti la direttrice che ci accoglie garbatamente e che chiama Patty la quale stavolta, appena entra, salta al collo di Mamma tanto che fatico un po’ per abbracciarla. Dopo qualche momento le regaliamo i palloncini colorati e la polpetta per gonfiarli. La direttrice, data la confusione che facciamo, ci invita ad andare nella stanza dei giochi di rappresentanza (quella dove i bambini non vanno mai). Infatti Patty si scatena sui giochi che non ha mai visto perché qui entrano solo i bambini che stanno per essere adottati. C’è perfino un pianoforte. Dopo circa 1 ora la direttrice ci raggiunge ed in inglese stentato (comunque meglio del mio) ci fa capire che in giardino sta anche un’altra coppia di italiani. Scendiamo e facciamo conoscenza con Giampaolo e Patrizia, una coppia di Bergamo che è al 2° viaggio per adottare un bambino. Loro ci spiegano come funziona l’istituto, le regole e soprattutto cosa succederà sotto l’aspetto burocratico, sia durante questo soggiorno ed anche al successivo. Alle 12 i bambini rientrano per il pranzo, ma prima si spogliano e rimangono in mutandine, si lavano le mani (senza sapone) e restano seduti come tanti soldatini in attesa dell’ordine di andarsi a mettere a tavola. I nostri due piccoli però prima di sedersi corrono da noi che stiamo fuori dalla porta a guardarli, ci abbracciano e baciano e ci salutano. Dobbiamo andare via, ci rivedremo alle 16.
Con Giampaolo e Patrizia torniamo a piedi insieme fino ad un certo punto, poi loro proseguono per casa loro che è più distante della nostra. Noi acquistiamo un meloncino e torniamo a casa, dove io preparo il pranzo (pasta con sugo di tonno) e quindi andiamo a riposare, senza riuscirci. Alle 14.40 siamo già in piedi pronti ad uscire dopo poco per raggiungere la nostra bimba. Alle 16 in punto, alla faccia dei luoghi comuni sulla puntualità degli italiani, entriamo in orfanotrofio.
Cerchiamo in giardino Patty che non si vede, quindi saliamo dalla direttrice che ci fa accompagnare nella stanza dei giochi (capiremo solo dopo che si tratta di una specie di stanza di rappresentanza), dove poco dopo arriva la piccola scatenata. Gioca con tutto quello che vede, ma poi rimette sempre tutto a posto. Verso le 16.30 ci raggiunge Irina che ci fa firmare i documenti che attestano la nostra decisione di accettare l’abbinamento con Patty, della quale manterremo il nome di battesimo. Restiamo a chiacchierare fino alle 17.20 circa, poi andiamo in giardino insieme agli altri bambini. Irina invece va via e ci lascia la sua fotocamera digitale, con la quale facciamo diverse foto: insieme a quelle dei nostri telefonini, saranno le prime a raccontare la storia della nostra bambina. Fino alle 18.30 giochiamo con le bolle, ma soprattutto con i palloncini. Vedere gli altri bambini che
guardano noi e l’altra coppia con invidia ci riempie di tristezza. E’ chiaro che sognano anche loro di poter, un giorno o l’altro, andare via da quel posto. Poco dopo torniamo a casa dove, finalmente, hanno fatto le pulizie. Ceniamo con wurstel e broccoli lessi, alle 20.30 telefona la nonna. ed alle 22.30 andiamo a letto.

31.8.2006 giovedi.

Andare a letto alle 22.30 vuol dire svegliarsi alle 6 e quindi alle 8,30 sono già più che pronto ad aspettare Mamma. Usciamo alle 9.10 ed alle 10, puntuali come due cambiali, siamo davanti l’istituto.
Stamattina però andiamo insieme agli altri bambini con una badante, la quale si mostra molto cortese con noi e tollerante con i bambini, ma una vera strega nei confronti di un bambino tra i più piccoli (apparentemente 3 o 4 anni) tra quelli ospitati. Infatti, senza motivo apparente, lo percuote più volte, gli tira le orecchie e lo mette in disparte in castigo, senza che nessuno dei presenti (nel frattempo sono sopraggiunti Giampaolo e Patrizia, possa intervenire in alcun modo. Anzi Giampaolo ci fa perfino cenno di non dire nulla per evitare conseguenze. I maltrattamenti nei confronti di questo bambino proseguono per tutta la mattina, senza comprenderne il motivo. Al bimbo viene perfino messo uno straccio sulla testa per evitare di fargli vedere cosa fanno gli altri bambini, mentre resta seduto su uno sgabello. Nel tentativo di stemperare un po’ la tensione, gli faccio arrivare uno dei palloncini che gonfio a ripetizione e con i quali giocano tutti gli altri. Purtroppo il risultato è ben diverso da quello atteso, infatti al piccolino il palloncino scoppia tra le mani e questo fa imbestialire la badante che lo percuote ulteriormente. Alle 11 circa andiamo fuori in giardino ed ancora una volta constatiamo che Patty è una piccola selvaggia. Io continuo a gonfiare ed a regalare palloncini a tutti i bambini ed Patty a volte protesta per questo mio interesse. Anche in giardino il piccolo di cui prima, che mentre inseguiva uno dei palloncini in aria colpisce accidentalmente la badante, viene ancora una volta percosso sulle gambette nude con un pezzo di legno. La scena è veramente brutale. Alle 12.15 lasciamo l’istituto e torniamo a casa, pranziamo con il sugo di tonno avanzato ed un meloncino ed andiamo a riposare. Alle 15.30 siamo nuovamente fuori dove abbiamo appuntamento con Giampaolo e Patrizia per percorrere la strada insieme, con i quali commentiamo ancora la scena del mattino. Purtroppo sono atteggiamenti molto consueti negli orfanotrofi che non ci è possibile contrastare in nessun modo. Alle 16 entriamo all’orfanotrofio, casualmente assieme alla badante strega (non abbiamo capito come si chiama, ma l’abbiamo ormai battezzata), la quale ci propone di andare in piscina con i nostri bimbi. La cosa non ci convince perché sappiamo che (per noi al primo viaggio) è vietato uscire dall’istituto con i bambini e la proposta forse viene espressa per speranza di ricompensa. Rappresentiamo i nostri dubbi anche perché non siamo per niente attrezzati e perché non vogliamo farci brontolare dalla direttrice, con conseguenze irreparabili. Alla fine, su proposta della badante strega, decidiamo di andarci domenica mattina perché, ci fa capire, la direttrice non c’è. Giampaolo e Patrizia invece prendono il loro Matteo e vanno al parco, mentre noi restiamo con Patty da soli, alla quale facciamo fare merenda con una banana, che divora, ed un succo di frutta. Dopo poco, in giardino, arrivano gli altri bambini e si scatena il finimondo, come al solito, nella ricerca dei palloncini che io gonfio a ripetizione per tutti. Vi sono anche momenti di tensione tra i bambini ogni volta che ne scoppia qualcuno, di cui si rimbalzano la responsabilità per evitare l’inesorabile punizione che li colpisce ogni volta che ne scoppia uno. Anche Patty subisce un castigo dalla badante per questa ragione. Prima di andare via faccio una serie di foto, ma Patty non sta mai ferma. Alle 18 arrivano in istituto un uomo ed un bambino. E’ evidente che lo sta riportando dopo averlo tenuto per qualche tempo (ore, giorni?), lo consegna alle badanti e va via. Dopo pochissimi minuti il bambino, disperato, cerca di scappare per raggiungere forse il suo papà, ma le badanti lo riagguantano subito. Anche questa è stata una scena molto triste. Alle 18.15 andiamo via perché dobbiamo andare a fare la spesa, nella disperazione di Patty che non vuole che ce ne andiamo. Poi però, convinta dalla badante strega, la quale, è evidente, esercita un’autorità straordinaria su tutti i bambini (sindrome di Stoccolma?) ci accompagna fino al cancello salutandoci con baci e abbracci. Nella circostanza comprendiamo che la paura irrazionale del cane, schifoso e forse anche rognoso, che circola indisturbato nel giardino e che terrorizza la nostra Patty, è determinata dalla convinzione che quello sia il diavolo. La badante infatti lo definisce “devil”, facendoci intuire che gli fanno credere questa cosa per evitare che i bambini escano dal cancello. Per strada incontriamo Giampaolo e Patrizia di ritorno dal parco con Matteo e ci diamo appuntamento per l’indomani. Noi proseguiamo fino a casa dove Mamma cambia le scarpe e quindi usciamo nuovamente per andare a fare la spesa, Altra bella scarpinata fino al supermercato dove stavolta acquistiamo diversi surgelati per evitare di tornarci nei prossimi giorni. Alle 20 siamo a casa, ceniamo con una pizza surgelata, cucinata con mezzi di fortuna ed andiamo a letto. Siamo sfiniti, ogni giorno sono circa 10 Km a piedi tra andata e ritorno, ma se andiamo a supermercato ce ne sono altri 4 tra andata e ritorno, quindi oggi ne abbiamo fatto una quindicina.

1.9.2006 venerdi

Sveglia alle 8.10, colazione ed alle 9.30 siamo già all’appuntamento con Giampaolo e Patrizia, con i quali, puntualissimi anche loro, facciamo la strada verso l’orfanotrofio. Alle 10 esatte salutiamo la direttrice (come d’obbligo) e dopo pochi minuti arriva Patty, agghindata con il solito vestitito e, purtroppo, con le solite mutandine che fanno pena. Insieme andiamo nella stanza dei giochi e proviamo a farle colorare un album da disegno. Patty riconosce perfettamente i colori ma, come Mamma aveva già osservato, non è ancora lateralizzata, cioè utilizza sia la mano destra che la sinistra. Si vede chiaramente che la bambina non è mai stata stimolata perché ha difficoltà anche a colorare, ma si sforza e qualcosa riesce a fare. Ma la sua concentrazione finisce quando arriva Matteo che la distrae, tanto che per farle completare il primo dei disegni dobbiamo “minacciarla” di non darle lo yogurth, che alla fine però divora come al solito. Verso le 11.20 scendiamo in giardino (prima pioveva ma poi il cielo si è poi aperto) dove giochiamo con un palloncino. Alle 12 esatte le TATE richiamano i bambini ed abbiamo appena il tempo di salutare i nostri due che ci chiudono, inspiegabilmente, la porta in faccia, mettendoci alla porta. Torniamo a casa, facciamo un po’ di spesa nel mercatino sottostante, pranziamo con pasta al pomodoro, un meloncino ed andiamo a riposare. Alle 15.35 siamo già in strada verso l’istituto, stavolta da soli perché Giampaolo e Patrizia hanno fatto tardi a causa del loro referente. Quando arriviamo all’orfanotrofio troviamo Irina in conversazione con la direttrice e poco dopo arriva la piccola peste. Approfittiamo per fare qualche domanda alla direttrice sia sullo stato di saluto della bambina, delle malattie sofferte ecc. (finora sono sempre stati alquanto elusivi) ed infine andiamo nella stanza dei giochi, dove Irina ci fa firmare i documenti necessari per il notaio e ci restituisce i passaporti. Quando Irina va via, noi proviamo a fare scrivere qualcosina ad Patty sotto tortura e poco dopo arrivano Giampaolo, Patrizia e Matteo. Ci rendiamo conto che la presenza di altri bambini fa peggiorare il comportamento di Patty, la quale non ascolta e non ubbidisce. Alle 17.30 scendo da solo in giardino e dopo 10 minuti mi raggiungono Mamma ed Patty, ma non facciamo in tempo a fare nulla che la bimba viene richiamata per la cena. Come al solito, tutti i bambini prima di entrare nella stanza da pranzo (anche se non è solo da pranzo), si tolgono scarpe e vestititi ed i più grandi aiutano i più piccoli, raramente aiutati dalle Tate che al contrario non vogliono neanche che noi genitori aiutiamo i nostri bambini. Stavolta Patty stava quasi per lasciarci senza salutarci, subito richiamata da una badante che le ordina di salutarci. Ci allontianamo in attesa di Giampaolo e Patrizia che tardano a scendere ed alla fine viene giù solo Patrizia la quale ci dice che loro si trattengono di più (con loro l’istituto è molto più permissivo perché ormai sono agli sgoccioli del secondo viaggio). Dopo circa 10 minuti di conversazione con Patrizia, ci incamminiamo verso casa. A cena mangiamo del merluzzo surgelato, broccoletti lessi, salame e formaggio. Alle 22.30 siamo già a letto. Domani è un altro giorno…

2.9.2006 sabato

Sveglia alle 7, caffè ed alle 9.30 già per la strada. Ci incontriamo con i sempre puntuali Giampaolo e Patrizia ed alle 10 arriviamo all’orfanotrofio. Entrando, vediamo che la direttrice dalla sua finestra ci fa cenno di andare direttamente in giardino. Poco dopo arrivano le due piccole pesti con i quali restiamo a giocare facendogli anche fare merenda scattando alcune fotografie. La tata di oggi ci fa capire che nel pomeriggio e per tutto l’indomani non potremo andare a trovare i nostri bambini perché l’orfanotrofio è chiuso (a dispetto di quanto diceva la badante strega che ci voleva far andare perfino in piscina). A malincuore, con Giampaolo e Patrizia decidiamo di organizzarci per l’indomani. Poco dopo arrivano altri bambini in giardino (oggi è una bella giornata) e poco per volta alcuni si avvicinano a noi. Tra questi anche LISA (una bambina molto bella che sembra anche molto docile) alla quale regalo un palloncino già gonfiato. Patty al contrario è sempre scatenata e non ubbidisce mai a quello che le si dice, e non solo perché non capisce, ma proprio perché è un po’ selvaggia. Ad un certo punto a Lisa scoppia il suo palloncino e mi viene vicino per averne un altro. Io la prendo in braccio e questo scatena la gelosia di Patty che si precipita per allontanarla e prenderne il posto sulle mie ginocchia. Lisa, rassegnata, fa per allontanarsi ma io le gonfio ugualmente il palloncino e contrariamente a quanto vorrebbe Patty per affermare il suo “possesso” nei miei confronti, lo regalo a Lisa, la quale si illumina in viso perché il mio è un gesto che non si aspettava. Patty mi guarda sorpresa da questa mia decisione e non capisce perché io l’abbia fatto, quindi scende dalle mie ginocchia e per non darci soddisfazione (a me e Lisa), ci mostra la sorpresa dell’ovetto Kinder che le avevamo portato, come a dire: io ho questo, quindi…
Comunque la lezioncina le è servita! Alle 12 vengono richiamati i bambini per il pranzo e Patty si cambia, ci saluta con affetto ed andiamo via: ci rivedremo lunedì mattina. Facciamo la strada verso casa con Giampaolo e Patrizia e fissiamo per incontrarci alle 18.30 per andare a bere una birra insieme, così da poter anche decidere cosa fare l’indomani. Torniamo a casa alle 13, pranzo con pasta al pomodoro e meloncino per frutta e poi riposino. Verso le ore 16 inizio a preparare il condimento per il pranzo di domani, a base di frutti di mare. Alle 18 usciamo di casa e poco dopo ci incontriamo con Giampaolo e Patrizia, insieme ai quali facciamo una lunga passeggiata in una zona di Rostov dove non eravamo mai stati (in effetti non siamo stati da nessuna parte, Rostov conta più di un milione di abitanti!). Quindi entriamo in un locale dove ordiniamo birra (2 chiare e due scure) e rimaniamo a chiacchierare. Verso le 20 ci incamminiamo verso casa ed alle 21 circa ci lasciamo rientrando a casa. Ceniamo con broccoletti lessi, merluzzo surgelato, salame e formaggio. Alle 22.30 a letto.

3.9.2006 domenica

Ci svegliamo verso le 7 ma non possiamo fare colazione perché il latte che abbiamo comprato ieri è acido, imbevibile. Esco per comprarne dell’altro che dalla confezione mi sembra simile a quello buono, ma il risultato è lo stesso. Senza colazione, alle 9.15 usciamo per incontrarci con Giampaolo e Patrizia, ai quali ci uniamo alle 9.30. Insieme ci dirigiamo verso il fiume Don che dista alcuni km, passando per le zone centrali molto belle di Rostov che non avevamo mai visto, compreso il mercato centrale, molto colorato e popolare. Quando arriviamo al fiume, facciamo una lunga passeggiata sul Lungo Don (si chiamerà così?) dove sono ormeggiati barconi-ristoranti molto invitanti ma anche molto costosi, e dal momento che non abbiamo molti rubli perché agli sgoccioli del soggiorno, decidiamo di trovare qualcosa verso il centro più a buon mercato. Passando dentro un parco bellissimo, ed è quasi ora di pranzo, incontriamo Lello ed Emilia Rossi, la coppia arrivata insieme a noi a Rstov, molto sfortunata a causa di due abbinamenti con bambini gravemente ammalati. Restiamo a chiacchierare con loro delle rispettive esperienze e verso le 13.30, quando i morsi della fame si fanno più insistenti e ci inducono a cercare un ristorante, ci dirigiamo in un vicino Mac Donald dove pranziamo, non senza difficoltà per capire cosa ordinare e soprattutto per farsi capire: alla faccia del Mac Donald, qui nessuno parla inglese. Alle 14.30 circa torniamo verso il parco e lì ci fermiamo per un altro paio d’ore a chiacchierare all’italiana (uomini da una parte e donne dall’altra!). Ad un certo punto Emilia, presa dallo sconforto per i precedenti abbinamenti, si lasci andare in un forte pianto. Le grosse nuvole che si addensano ci fanno infine dirigere verso la zona pedonale e da qui verso casa di Giampaolo e Patrizia, che ci invitano a casa loro: abitano al 12° piano da dove si osserva buona parte di Rostov. Un furioso quanto breve temporale rende il panorama ancora più suggestivo. Verso le 18.30 usciamo nuovamente con i Rossi che tornano verso casa, ed approfittando del fatto che smette di piovere, noi con Giampaolo e Patrizia andiamo al supermercato per qualche spesa. Alle 19.15 ci salutiamo dandoci appuntamento per l’indomani. Anche noi torniamo a casa dove ceniamo con gli spaghetti ai frutti di mare che avevo preparato il giorno prima, ed alle 22.30, dopo aver guardato la televisione senza capirci niente, siamo a letto. Domani sarà l’ultimo giorno in compagnia della nostra bimba.

4.9.2006 lunedi.

Sveglia alle 7.15, colazione, doccia ed alle 9.15 appuntamento con Giampaolo per cambiare i soldi in banca. Quella sotto casa però inspiegabilmente, non ce li vuole cambiare (operazione che avevamo fatto anche nei giorni passati). Poco dopo ci raggiungono Mamma e Patrizia e ci dirigiamo verso l’orfanotrofio. Per la strada fortunatamente troviamo un ufficio cambi ed alle 10 siamo già all’istituto, dove poco dopo arriva Irina con il suo bel bambino. Giampaolo e Patrizia, che ripartiranno per Mosca solo giovedì, ottengono il permesso di portare fuori il loro bambino e quindi noi rimaniamo con Patty mentre Irina ci spiega alcune cose sul funzionamento del prossimo viaggio. Tra le altre cose ci dice che l’oculista con il quale avremmo dovuto parlare non c’è e quindi non si possono vere informazioni più dettagliate sul presunto disturbo alla vista di Patty. Dopo che Irina è andata via, Patty si mette a colorare, scrive il suo nome e perfino i numeri da 1 a 10 (ricalcando il tutto già scritto a matita da Mamma). Scendiamo in giardino solo dopo averle fatto fare merenda con Yogurth e succo di frutta, dove troviamo altri bambini. Alle 12.15 andiamo via. Torniamo a casa dove pranziamo con spaghetti ai frutti di mare (condimento avanzato ieri) ed una banana. Io vado a riposarmi per un’oretta mentre Mamma inizia a preparare i bagagli. Finora ci hanno fatto credere che torneremo a prendere la nostra bimba al massimo tra un paio di mesi, ma ancora non sappiamo quanto male ci farà questa ennesima bugia. Alle 15.20 siamo già per strada ed alle 15.55 entriamo all’istituto, proprio mentre Patty si sveglia dal sonnellino del pomeriggio. Appena rivestita con il solito vestito e le solite mutandine, andiamo in giardino dove colora un disegnino, le insegno a contare in italiano fino a 10 ed infine si scatena con le bolle di sapone. Nel frattempo fa merenda con una banana, lo Yogurth e qualche caramella del tipo soffice di cui è ghiotta. Patty non sa che oggi è l’ultimo giorno che ci vediamo. Infatti ci avevano assicurato che la bambina sarebbe stata preparata al distacco e bla, bla, bla, ma ci rendiamo conto che non le hanno detto niente. Poi, come al solito, nel momento in cui arrivano gli altri bambini in giardino, Patty si scatena e diventa una piccola selvaggia senza freni. D’altro canto si nota pure lo sguardo di invidia mista a rassegnazione da parte degli altri bambini, soprattutto dei più grandi i quali si rendono conto che quanto maggiore è la loro età, quanto più diminuiscono le probabilità di essere adottati e di abbandonare l’orfanotrofio. Comunque, cercando di dedicarci ancora un po’ alla nostra bimba, le facciamo fare gli anelli e la corda, dove Patty si conferma una piccola scimmiotta per l’agilità con la quale si muove ed affronta gli attrezzi. Nel frattempo si fanno le 18.15 e giunge l’ora di andarcene, quindi la facciamo rientrare per la cena (gli altri bambini sono già tutti rientrati). Mentre Patty inizia a cambiarsi, ignara del fatto che non ci vedremo per tanto tempo, una delle tate le spiega tutto questo. Patty l’ascolta con molta attenzione e dimostra di aver capito, abbracciandoci forte forte ed accompagnandoci con tantissimi baci “soffiati”. Ovviamente la commozione è enorme ma la certezza di sapere che torneremo a prenderla presto ci aiuta a superare il difficile momento: ancora non sappiamo che è tutta una bugia. Tornati a casa per le 19, Mamma ultima i preparativi per la partenza ed io preparo le mie coscettine di pollo e la mini pizza di Mamma. Ceniamo prima del solito perché alle 21 abbiamo appuntamento con Giampaolo e Patrizia per salutarci prima della partenza. Insieme infatti andiamo al Black Jack, una birreria dietro casa, dove restiamo a bere una birra ed a chiacchierare fino a mezzanotte passata. Quindi di corsa a casa sotto una pioggia improvvisa e battente, senza ombrello!

5.9.2006 martedi

Sveglia alle 8, colazione, sistemazione definitiva valigie ed alle 9.30 siamo già pronti anche se Irina deve venire alle 11 per accompagnarci all’aeroporto. Solo dopo averla sollecitata con due telefonate Irina si presenta alle 11.30 ed alle 11.50, con un taxi noleggiato, siamo all’aeroporto. Per l’appartamento ed i taxi le paghiamo complessivamente 1270 euro in contanti. Alle 12.50, superati i vari controlli all’aeroporto, siamo già imbarcati sull’aereo e decolliamo per Mosca alle 13.45, con 50 minuti di ritardo. A bordo ci servono il pranzo, come al solito, che finiamo verso le 14.30. Ancora un’ora di volo ed arriviamo a Mosca, tutto sommato in tempo per prendere l’altro volo per Milano. Tuttavia a causa di un battibecco tra una hostess ed un passeggero sorpreso a fumare dentro la toilette, ci impediscono di scendere fino all’arrivo della polizia che preleva il soggetto (forse finirà in Siberia?). Di corsa infine, dopo aver ritirato i bagagli, insieme a Tania venuta a prelevarci, andiamo all’aeroporto internazionale (che è praticamente lo stesso, solo che bisogna girarci intorno e per far questo Tania ci accompagna con un taxi che è un salasso), dove dopo aver superato tutti i controlli, saliamo a bordo del volo Alitalia con il quale decolliamo alle 17. Già a bordo del nostro velivolo si respira aria di civiltà. Giungiamo a Milano alle 17.45 locali (non dimentichiamo che siamo avanti di due ore rispetto a Roma), prendiamo il trenino alle 19.53 per Busto Arsizio arrivando a casa di zia Rina alle 20.10. Ceniamo con gustosissimi gnocchi al pesto e petto di pollo e quindi ripartiamo per Firenze con la nostra macchinuccia. Alle 01.15 siamo a casa.

Finisce così la cronaca del primo viaggio per la nostra Patty. Andiamo via pieni di speranza, ma non sappiamo ancora quali sofferenze dovremo sopportare prima di poterla rivedere!

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