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Tecniche della Comunicazione – parte prima

Tecniche della Comunicazione – parte primaSe osserviamo il dizionario Zanichelli, la comunicazione è “l’atto del trasmettere ad altri – processo mediante il quale l’informazione viene trasmessa, con appositi segnali, da un sistema all’altro”. Se ne deduce che la comunicazione è un processo mediante il quale una serie di azioni, collegate tra loro e che prevedono un input iniziale (pensiero, sensazione, cognizione che un soggetto vuole trasmettere) e un output finale (ciò che effettivamente arriva ad un soggetto diverso).  

Durante questo processo, l’oggetto che viene elaborato tra input ed output è l’informazione. Essa rappresenta la formulazione del pensiero concreto, della sensazione, della percezione e della cognizione che si intende trasmettere. Tuttavia affinché il processo mentale si possa trasformare in azione, cioè in “trasmissione”, devono essere emessi specifici segnali rappresentati non solo da parole, ma anche da gesti e molte altre cose, che permettono all’informazione di viaggiare da un “sistema” (emittente) all’altro (ricevente).

L’approccio pragmatico-cognitivo, che si esprime grazie al movimento della “Filosofia del linguaggio”, si è sviluppato in Inghilterra agli inizi del ventesimo secolo. Secondo il filosofo austriaco L. Wittgenstein al quale si riconosce il merito di aver fatto nascere questo movimento, esso ha la caratteristica di passare dalla ricerca del “linguaggio ideale” allo studio degli usi e delle funzioni del linguaggio stesso, che smette così di essere il fine, per diventare lo strumento della relazione interpersonale.

Secondo la Pragmatica cognitiva i principi fondamentali della Comunicazione sono:

a. Comunicazione: attività congiunta di 2 o più attori che consapevolmente e intenzionalmente collaborano nella costruzione di significato.

b. Messaggio: ciò che contrasta l’entropia (Si deve a Claude Shannon lo studio dell'entropia nella teoria dell'informazione, il suo primo lavoro sull'argomento si trova nell'articolo Una teoria matematica della comunicazione del 1948) del mondo e produce un cambiamento. Anche le aspettative sono informative: ecco perché anche il silenzio, se ci si aspetta una parola, è comunicativo.

c. Interazione Sociale: si manifesta allorchè due o più persone condividono una situazione e si influenzano reciprocamente.

d. Modalità di Interazione:

(1) Estrazione di informazione: non intenzionale e non simbolica. Filogeneticamente più antica, condivisa con tutti gli altri esseri viventi.

(a) Indicatore: Attributo sempre attivo che un individuo esibisce, da cui gli altri possono inferire qualcosa. Ha costo zero perché fa parte del fenotipo (esempi: negli animali la livrea del fagiano; nell’uomo il colore della pelle).
 
(b) Segno : Parametro separato dall’organismo che può assumere diversi valori: è un prodotto dell’individuo con un obiettivo ma senza finalità comunicativa (Esempi: negli animali il nido o le tracce; nell’uomo il rifugio o le impronte digitali (il concetto di segno nell’uomo è più ambiguo perché ogni attività può lasciare tracce comunicative).

(c) Segnale: Intenzionale e non simbolico, sempre dedicato. Atto comunicativo che l’individuo rivolge ad altri. Può essere attivo o meno e comporta sempre qualche costo (esempi: negli animali segnare il territorio o danza di corteggiamento; nell’uomo dare un pugno od una carezza).

(2) Comunicazione Umana: intenzionale e simbolica, è costituita da atti comunicativi, di tipo linguistico, paralinguistico ed extralinguistico che sono costantemente mescolati, modulandosi a vicenda. Il concetto di atto comunicativo permette di riunire i diversi aspetti della comunicazione, indicando qualunque azione intesa come comunicativa dall’attore e riconosciuta come tale dal partner.

(a) Linguaggio: costituito da 3 aspetti che agiscono in parallelo:

SINTASSI: insieme di regole con cui si generano le frasi. Talvolta è possibile comprendere il significato di un enunciato non perfettamente sintattico grazie al contesto;

SEMANTICA: significato che la frase veicola per mezzo dei significati delle singole parole e della combinazione dei significati singoli;

PRAGMATICA: studia gli stati mentali e la loro modificazione durante la comunicazione. La pragmatica si preoccupa di stabilire qual è lo scopo per cui un enunciato è emesso.

(b) Paralinguaggio: Aspetto della comunicazione, definito non verbale che ne modifica il significato in modo tipicamente emozionale, usualmente non consapevole, ma congruente ai fini dell’interazione (esempi: PROSODICA: determina nel parlare il tono, l’altezza, il timbro e l’intensità della voce, e nello scrivere l’accentuazione o la sottolineatura del discorso; PROSSEMICA: gestione delle distanze, dei gesti, della mimica, dello sguardo, etc…)
 
(c) Extralinguaggio: Atti, movimenti, azioni che possono essere considerati comunicativi solo se l’attore li ha utilizzati consapevolmente (esempi: riso, pianto, gesticolare, gesti simbolici convenzionali (i segni nel gioco delle carte) o non convenzionali (carezza, schiaffo) o di transizione (pointing del bambino, cioè l’uso del ditino per indicare un oggetto o un’immagine).

 


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