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La Miseria e i due fratelli

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C’erano una volta due fratelli, uno molto ricco, l’altro povero. Il fratello ricco era un mercante che viveva in città; aveva una bella casa e possedeva dei cavalli. L’altro era un povero contadino, lavorava tutti i giorni nei campi, ma i suoi figli soffrivano la fame e piangevano chiedendo da mangiare.

Un giorno, il povero contadino si recò in città dal fratello ricco e lo supplicò: “Mia moglie e i miei figli hanno fame. Caro fratello, aiutami nella mia miseria!” Il fratello lo mise al lavoro; gli fece spazzare il cortile, strigliare i cavalli, portare l’acqua e spaccare la legna.

Trascorsa una settimana, gli diede come salario una pagnotta, pregandolo di ritornare il giorno dopo, poichè dava una festa per il suo compleanno. Il pover’uomo, sebbene avesse solo un paio di zoccoli e un vecchio abito grigio, non osò rifiutarsi. Il mattino seguente, il contadino tornò dal fratello ricco.

Il padrone di casa serviva generosamente i suoi ospiti, senza dimenticare nessuno, tranne suo fratello, cui non diede niente da mangiare. Terminato il pasto, gli invitati si alzarono, ringraziarono il padrone di casa e se ne andarono cantando, ebbri e allegri. Il contadino fece un inchino al fratello e, con la pancia vuota, si incamminò verso casa.

Sebbene fosse triste, intonò anche lui una canzone ma, curiosamente, sentì cantare due voci. Sconcertato, si fermò e chiese: “Chi sta cantando?” Allora, sentì una voce: “Sono io, la tua miseria, signore, sempre pronta ad aiutarti.” Il contadino voleva tornare a casa, ma la sua miseria gli consigliò di andare all’osteria. “Non posso: non ho denaro!” disse il contadino.

La miseria rispose: “Possiedi ancora una giacchetta di pelliccia! Ben presto sarà estate e non ne avrai più bisogno. Andiamo all’osteria e vendiamola.” Il contadino e la miseria andarono all’osteria, vendettero la giacchetta e bevvero tutta la sera. Il giorno seguente, la miseria persuase il contadino a vendere la sua slitta e ad andare di nuovo all’osteria a bere del vino. Il pover’uomo diventò ancora più povero, vendette il suo erpice, l’aratro, gli attrezzi, in altre parole tutti i suoi beni.

Allora, la miseria, vedendo che il contadino non possedeva più niente, gli disse: “Padrone, vai dal tuo vicino e fatti prestare un cavallo ed un carretto, così potremo raccogliere della legna nella foresta.” Il contadino eseguì; poi, su consiglio della miseria, si diressero verso una grossa pietra al limitare della foresta.

Il contadino sollevò la pietra e scoprì una buca piena di monete d’oro; caricò l’oro sul carretto e quando non ne era rimasto più, disse: “Miseria, guarda se c’è ancora dell’oro.” La miseria, vedendo brillare sul fondo una moneta, si chinò e cadde nella buca. Il contadino spinse allora la pietra, dicendo: “è molto meglio così, poichè se porto con me la mia cara miseria, mi farà certamente perdere tutto l’oro”.

Poi, tornò a casa, nascose l’oro in cantina e riportò il cavallo al vicino. Poco a poco si sistemò: acquistò una foresta, costruì una grande casa e diventò molto più ricco del fratello. Per il suo compleanno invitò il fratello e gli fece servire ogni sorta di piatti e di bevande. Allora, il ricco chiese: “Dimmi, come hai fatto ad arricchirti?” Il contadino gli raccontò la sua storia. Invidioso, il ricco andò subito dove si trovava la grossa pietra al limitare della foresta; la spostò e si sporse in avanti per vedere cosa c’era sotto.

Non appena ebbe chinato la testa, la miseria balzò fuori dalla buca e gli saltò sulla schiena, tenendolo per la gola e gridando: ” Ah! Volevi lasciarmi morire laggiù! Non ti lascerò mai più.” Il ricco protestò, spiegandole che non era stato lui a imprigionarla e che anzi era venuto a liberarla. La miseria non volle credergli e, da quel giorno, non lo lasciò più. Perse poco a poco tutto ciò che possedeva e ben presto la sua famiglia non ebbe più da mangiare.

Così, fu punito per essersi comportato in modo avaro e crudele quando era ricco.

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