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Quando gli evasori diventano clienti

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E’ il cinque agosto. Con i politici finalmente in ferie, gli spot per il governo sono affidati ai rincalzi. E’ il momento di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che, raggiante, espone il record, così lo definisce.

Il risultato, che merita un’intervista a reti unificate, ammonta a cinque miliardi, integralmente recuperati all’evasione. Un risultato lusinghiero, non c’è dubbio. Peccato che l’evasione fiscale italiana superi i 150 miliardi all’anno. Il ligio funzionario, insomma, esulta per aver recuperato un trentesimo del maltolto, invece di scusarsi del 97 per cento sfuggito all’erario.

Ma, il meglio, il ligio funzionario, lo dà quando gli chiedono conto del record man dell’evasione europea. Manco a dirlo, un italiano, evasore per 450 milioni di euro depositati in banca estera. Qui, il ligio funzionario non risponde, anzi, precisa: “Io non parlo dei miei singoli clienti”.

Premesso che, nel diritto antico, cliente è colui che si è posto sotto la protezione di un patrono, Befera non chiarisce se i suoi “clienti” siano gli evasori o i cittadini tutti. È bizzarro pensare che un evasore o dei cittadini siano clienti di un servitore dello stato.

Dopo essere clienti, se non sudditi, del premier e dei suoi ministri, apprendiamo adesso di essere anche clienti di un semplice funzionario, fosse pure ligio, e non si sa a chi e a cosa.

da Gianfranco Pignatelli

Articolo tratto dal sito Il Manifesto.it

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