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Sordità e lingua dei segni

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Basta vivere qualche anno nel mondo dei sordi, essere a contatto con loro per rendersi conto che l’handicap uditivo è il peggiore di tutti gli altri handicap.

Se la cecità isola le persone dalle cose, la sordità isola dalle persone: immaginatevi incapaci di sentire i rumori del mondo, di ascoltare la musica, di cantare, di ascoltare la radio semplicemente di dire all’altro una determinata cosa parlando di spalle.

La Lingua dei Segni dà la possibilità di rompere muro di separazione e far sì che i sordi e gli udenti comunichino tra loro.

La comunicazione visiva dei sordi è nota sin dall’antichità: anche se le notizie su quello che allora veniva chiamato linguaggio mimico o dei gesti sono molto frammentarie.

La comunicazione avviene producendo quelli che a un profano possono sembrare dei banali gesti, ma in realtà si tratta di segni (che a differenza dei gesti hanno uno specifico significato codificato ed assodato, come avviene per le parole) compiuti con una o entrambe le mani, ad ognuno dei quali è assegnato uno o più significati.

Le lingue dei segni sfruttano il canale visivo-gestuale, perciò il messaggio viene espresso con il corpo e percepito con la vista.

Le lingue dei segni sono afferenti alle comunità dei sordi sparse su tutto il mondo: ad ogni nazione corrisponde una sua lingua.

Diagnosi precoce di sordità.

Un virus potrebbe essere la causa la perdita di udito nei neonati. La ricerca apre perciò la via per nuovi tipi di vaccini infantili.

La sordità infantile potrebbe essere causata da un virus contratto dalla madre durante la gravidanza.

È quanto afferma uno studio pubblicato sugli Archivi di Otolaringologia, secondo cui la perdita di udito che colpisce una certa percentuale di neonati ogni anno sarebbe associata alla presenza del citomegalovirus (Cmv), un virus di cui la madre potrebbe essere portatrice sana inconsapevole.

Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno analizzato il sangue cordonale di un gruppo di bambini affetti appunto da Citomegalovirus, causa di danni cerebrali ai feti oltre che della eventuale perdita di udito, e di un altro gruppo di neonati sani.

Dall’analisi è emerso che nei neonati infetti il numero di linfociti T gamma/delta era maggiore rispetto ai bambini sani, e gli stessi presentavano una percentuale più alta di attivazione delle stesse cellule immunitarie.

I ricercatori hanno poi comparato le cellule attivate nei feti con quelle materne, osservandone le differenze.

Ciò li ha portati alla conclusione che i feti sono in grado di produrre una risposta immunitaria indipendente e autonoma.

La scoperta potrebbe condurre alla realizzazione di nuovi vaccini sia per i neonati che per i feti, durante la gravidanza.

[Fonte: wikipedia.org]

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