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Fiori e giardino – Parte 1

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Chi ritiene di avere una discreta conoscenza del mondo verde, non può che rimanere strabiliato una volta raggiunti i Tropici, per lo straordinario assortimento di specie che coprono il suolo di quella parte del mondo, mostrando forme e colori mai visti, frutti che sembrano invenzioni della fantasia e che invece -assai spesso- rappresentano una fondamentale risorsa sul piano alimentare per la popolazione indigena.

Non basterebbe un intero volume per descrivere o soltanto elencare le piante tropicali insolite, dai fiori di eccezionale bellezza e dai nomi che sembrano usciti da un libro di fiabe; entrare nel mondo di queste piante così caratteristiche induce a indagare sugli usi e costumi delle relative etnie e, da una prima limitata indagine, è fatale l’impulso ad ampliare la nostra conoscenza e a dare una risposta ad altre “curiosità”. Infatti, nessuna manifestazione della natura, nessuna creatura vivente, animale o pianta che sia, vanta un’esistenza fine a se stessa, ma fa parte di una realtà biologica dalle mille sfaccettature che mutano e si rinnovano come in un caleidoscopio. Ma chi non può disporre di siffatte bellezze naturali, deve accontentarsi di quanto ci offre la natura “di casa nostra”, salvo non vivere in un condominio…

La raccolta dei fiori

La durata dei fiori recisi dipende da parecchi fattori e li esamineremo insieme, a cominciare – anche se può sembrare inverosimile- da come si esegue la raccolta, operazione molto semplice e, tuttavia, condizionata da alcune regole:
i fiori si raccolgono al mattino presto, prima che il sole abbia riscaldato petali e foglie, usando le apposite forbici;
se le corolle sono raccolte in un’infiorescenza a spiga, come i gladioli, bisogna che almeno tre o quattro di esse siano ben aperte e mostrino il loro colore. Se tutti i boccioli fossero ancora chiusi, difficilmente la spiga, una volta messa nel vaso con l’acqua, si aprirebbe sino alla cima;
appena portati in casa, in attesa di essere sistemati nel recipiente prescelto, devono stare per almeno due ore in un secchio pieno d’acqua, in modo che il liquido arrivi a bagnare almeno due terzi della lunghezza dei gambi. E’ meglio, se possibile, tenere il secchio in un angolo buio.

Quando si comprano

È difficile stabilire se i fiori sono freschi o se la loro raccolta risale a due o tre giorni prima, particolare che abbrevierà notevolmente la loro durata una volta portati a casa, soprattutto se l’appartamento è ben riscaldato. Per capire se i gambi sono stati recisi di recente, esiste un sistema molto semplice e abbastanza sicuro: bisogna osservare la parte inferiore degli steli e vedere se questi tratti di stelo recano ancora la normale copertura di foglie, consistenti e di un bel verde vivo. Questo è il segno che dimostra il recentissimo arrivo dei fiori sulla bancarella o in negozio; infatti, il giorno seguente sarà inevitabile per il negoziante dover procedere alla defoliazione delI’ultimo tratto dei gambi, per impedire che dalle foglie che rimangono immerse nell’acqua abbia origine un processo chimico del tutto particolare; esso infatti provoca la formazione di una sostanza che intacca i tessuti vegetali portandoli a un rapido deperimento. Un’altra cosa da controllare soprattutto quando si acquistano i garofani, è l’eventuale presenza di un sottile filo di ferro che, con la scusa di sorreggere lo stelo, sale fino al calice della corolla, ingabbiandolo, per impedire ai petali già un po’ “stanchi” di aprirsi del tutto, appassendo.

Il vaso, con fantasia

Non è indispensabile sistemare i fiori recisi in un calice di cristallo o in un’anforetta d’argento per ottenere un insieme di grazia e di armonia; può servire una vecchia teiera scompagnata a realizzare un elemento di buon effetto decorativo; può diventare bellissima una pignatta di coccio se abbinata alle corolle giuste. Nessuna limitazione, dunque, nella scelta del recipiente (può essere di qualsiasi materiale e di ogni possibile forma), ma molta cura nell’accostare il vaso ai fiori. Infatti, se il recipiente è monocolore, ossia la sua superficie è di una sola tinta senza decorazioni di sorta, può ospitare anche un mazzo variopinto, il più “arlecchino” che si possa immaginare; invece, se la teiera o la coppa hanno le pareti dipinte o attraversate da righe oppure da bolli, o pois che dir si voglia, non rimane che scegliere fiori in una sola tinta, possibilmente quella che predomina nel “decoro” del vaso Un’estrema raffinatezza è quella di utilizzare, ad esempio, una teiera dipinta a margherite per dare ospitalità ad un mazzo di corolle dello stesso tipo. In ogni caso, in un recipiente piuttosto panciuto stanno bene i fiori  piccoli, dagli steli morbidi, mentre i vasi alti e piuttosto sottili sono l’ideale per le corolle dallo stelo rigido, come le rose.

Per farli durare

Esistono piccoli accorgimenti che servono a prolungare la vi ta dei fiori recisi, a cominciare dalle famose “polverine” che si aggiungono all’acqua, indubbiamente efficaci, ma piuttosto costose, e che vale la pena di utilizzare soltanto quando le corolle in questione sono di specie pregiata. Di norma, è sufficiente rinnovare l’acqua ogni giorno, correggendola con un cucchiaino da caffè di candeggina se il vaso è piccolo sino a un cucchiaio da tavola per recipienti grandi, oppure con una dose equivalente di zucchero in polvere o in zollette; le due sostanze accrescono l’ossigenazione dell’acqua e la rendono idonea ad alimentare i tessuti vegetali. I gambi che sorreggono le corolle devono essere accorciati ogni giorno di uno o due centimetri, usando possibilmente un coltellino affilato per non “schiacciare” le cellule prossime al taglio, cosa che impedisce l’assorbimento dell’acqua. Durante la notte, se possibile, è opportuno sistemare i vasi all’aperto, al riparo dal vento.

Il gioco dei colori

Un antico canto indiano suggerisce: “Se non hai mai visto l’arcobaleno, non usare la fantasia: guarda un’aiuola piena di fiori e il miracolo si compirà”. In una sola corolla, infatti, si possono trovare molte tinte e diverse sfumature e non sempre ogni corolla è accostabile ad altre, perché i contrasti cromatici sono piacevoli, ma facilmente si traducono in dissonanze non sempre accettabili. I fiori più difficili da abbinare ad altri sono quelli rossi che stanno bene soltanto con i bianchi, pur se si corre il rischio di “fare bandiera”. Invece, le corolle che accedano qualsiasi compagnia sono le gialle: bellissime accanto al celeste o al blu, raffinate con il rosa, piacevoli con l’arancione o il porpora, sofisticate con il bianco. Il viola si esalta con la delicata presenza del lilla, del rosa molto chiaro e, naturalmente, del bianco. Ad ogni modo, nel comporre i mazzi, qualsiasi possa essere la tinta delle corolle, bisogna avere l’accortezza di disporre i fiori chiari al centro e quelli più scuri a guisa Di corona, realizzando una specie di ventaglio, regolando in proporzione i gambi che sorreggono le corolle. Soltanto nei mazzi chiamati “fantasia” non si bada all’abbinamento dei colori, ma piuttosto alla leggerezza della composizione, usando non troppe corolle, ben scelte.

Lo stile è importante

Abbiamo dedicato la nostra attenzione alle regole di base per ottenere il massimo apporto decorativo dalla scelta e dalI’abbinamento delle tinte, ma non bisogna dimenticare lo stile di un ambiente che esige, o almeno consiglia, una presenza floreale in armonia con la linea dei mobili e i colori che predominano nella stanza. Infatti, tra i mobili antichi. acquistano particolare rilievo le composizioni un po’ elaborate, disposte in recipienti dai colori pastello, di forma non stilizzata. Al contrario, in una casa decisamente moderna, dove si impongono il cristallo e le cromature, le stoffe chiare e i tendaggi candidi, i fiori debbono portare una nota squillante, che si stacchi con evidenza dalle tonalità di base. Anche i recipienti che ospitano i fiori hanno il compito di creare altrettanti “punti colore”, quindi la loro tinta deve essere particolarmente vivace, in materiale lucido, come porcellana o vetro, su cui la luce si può riflettere dando vita a imprevedibili sfumature che si moltiplicano nella trasparenza dei tavoli in cristallo. Inutile dire che questi vasi avranno una linea quanto mai essenziale, semplice, geometria (a cilindro, a sfera, a cubo a cono rovesciato) in armonia con lo stile dell’arredamento a in netto contrasto con la torbida plasticità dei fiori e delle foglie che compongono il mazzo.

Sono di gran moda

Da qualche anno, giunti a noi da oltreoceano, nel campo delle composizioni floreali si sono imposti i dry arrangements ossia i mazzi realizzati con fiori essiccati secondo un metodo che fa loro conservare le tinte originali e impedisce ai petali di spezzarsi con facilità. In ogni caso questi fiori, piuttosto costosi, hanno un aspetto un po’ triste e devono, necessariamente, trovare un motivo di vivacità, di rilievo, nel vaso che li ospita. Questo non significa che si debba usare un recipiente rosso o giallo squillante, ma piuttosto scegliere il rosa confetto, l’azzurro, il giallo-primula, il lilla o il verde-salvia. Altrettanto gradevole il contrasto con l’argento o il peltro, il rame o l’ottone. Per prolungare al massimo la durata dei dry arrangements bisogna evitare di collocarli in particolari posizioni: per esempio non troppo vicino ai caloriferi e non davanti alle finestre dove batte il sole; anche l’umidità atmosferica è nemica dei fiori essiccati che a lungo andare diventano fragili. Esiste comunque un sistema per dare consistenza ai loro petali: spruzzare le corolle con una lacca per capelli, scegliendo il tipo più “leggero” che esista; questo lieve strato di lacca, oltre a rendere i fiori meno vulnerabili, dà loro una gradevole lucentezza, una speciale vivacità.

I vasi “a riserva”

Prima di pensare all’acquisto delle piante è ovvio che ci si deve preoccupare di vasi e cassette, cercando i modelli più razionali, nelle dimensioni adatte alle specie che si vogliono coltivare. A parte i normali recipienti in terracotta, sempre molto gradevoli a vedersi e dove le piante vivono bene, oggi esistono vasi e cassette a “riserva d’acqua”, in materiale plastico, nelle tinte più varie, che sono della massima funzionalità. Infatti, in uno speciale sottofondo, essi conservano una buona quantità di liquido che viene poi ceduto lentamente alle radici. Questo sistema fornisce alle piante il giusto grado di umidità per almeno una decina di giorni e si dimostra provvidenziale durante il periodo delle ferie; per prolungare la benefica azione della “riserva”, prima di partire bisogna coprire la terra dei vasi con uno strato di torba ben inzuppata d’acqua, espediente che assicura la giusta idratazione delle radici per due settimane, senza trascurare la possibilità che un temporale attenui la calura estiva, che sui balconi viene moltiplicata dal riverbero dei muri. I vasi “a riserva d’acqua” esistono anche nel modello a “balconcino”, da appendere alla ringhiera o da fissare a una parete, ideali per gerani, edera, petunie, nasturzi e altre specie ricadenti.

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