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Venosa, perla di Basilicata

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Venosa (Venusia in latino, Venòse in dialetto lucano) è un comune italiano di 12.000 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, situato nell’area del Vulture.

È uno dei 196 comuni iscritti all’associazione “I borghi più belli d’Italia”, assieme ad altri quattro della regione: Acerenza, Castelmezzano, Pietrapertosa e Guardia Perticara.

E’ situata nel nord della Basilicata, su un altopiano compreso tra due valli, ed è circondata da una rigogliosa vegetazione e da numerose alture. Il clima è di tipo temperato-sublitoraneo con estati calde e secche ed inverni piuttosto freddi e umidi.

La cittadina, probabilmente fondata dalle popolazioni latine, fu strappata dai Romani ai Sanniti nel 291 a.C. Dopo la battaglia di Canne (217 a.C.) vi riparò il console sconfitto Gaio Terenzio Varrone.

Con l’età imperiale, nei primi periodi dell’avvento del Cristianesimo (intorno al 70 d.C.), si insediò a Venosa una delle prime comunità ebraiche in Italia, che riuscì a integrarsi con la popolazione locale.

Una testimonianza di tale convivenza è la collina della Maddalena, in cui sono collocate nelle sue cavità sia sepolture semite che cristiane.

Con la caduta dell’impero romano e il conseguente avvento dell’era medievale, Venosa fu soggetta a ripetute occupazioni da parte di popolazioni barbariche dal V secolo.

Dopo le invasioni barbariche, i Bizantini e gli Angioini, si stanziarono a Venosa gli Aragonesi della famiglia Gesualdo, che divennero, nel 1561, feudatari e principi di Venosa, rendendo la città un importante centro di attività culturali, intellettuali e artistiche.

Nel 1808, Venosa divenne la terza città con più possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera.

Con l’unità d’Italia, nel 1861 fu conquistata dai briganti del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto la guarnigione della Guardia Nazionale venosina, furono accolti e appoggiati dalla popolazione locale.

Durante l’occupazione fu ucciso Francesco Saverio Nitti, nonno dell’omonimo meridionalista. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini.

Tra i monumenti principali si annota la Concattedrale di Sant’Andrea, la Chiesa del Purgatorio, la Chiesa di San Martino di origine medievale (1262) e la Chiesa di San Domenico, costruita nel 1348 e che conserva l’annesso convento.

Inoltre si può visitare la Fontana Angioina, eretta nel 1298 in onore di Carlo I D’Angiò, il Castello Aragonese costruito nel 1470 per ordine del duca Pirro del Balzo, il Parco archeologico situato vicino alla Chiesa Incompiuta e che conserva testimonianze comprese tra il periodo repubblicano e l’età medievale, le Catacombe ebraiche, l’Area archeologica di Notarchirico dove si trovano resti di animali di grossa taglia come elefanti, bisonti e rinoceronti, ed infine l’Anfiteatro romano costruito tra il I e il II secolo d.C.

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