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Alì Babà e i quaranta ladroni

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Nel tempo dei tempi, in una città della Persia, vivevano due fratelli, che si chiamavano uno Qassim e l’altro Alì Babà. Quando il padre di costoro, che era un uomo di modeste risorse, morì, i due fratelli si divisero equamente i magri beni lasciati dal genitore.

Certo l’eredità non migliorò di molto la condizione dei due fratelli, perchè i beni lasciati dal padre erano ben poca cosa.

Ma Qassim ebbe la fortuna di conoscere un giorno una donna che gli combinò un matrimonio con una ragazza piacevole di aspetto e per giunta provvista di beni di fortuna e padrona di una bottega fornita di ogni mercanzia, così che Qassim diventò dall’oggi al domani un uomo agiato, anzi, uno dei più ricchi mercanti della città e potè fare a meno di preoccuparsi dell’avvenire.

Alì Babà invece aveva sposato una donna povera come lui, viveva in una povera casa e possedeva quale unica ricchezza tre somari che gli servivano per trasportare in città la legna che andava a tagliare nei boschi e con la vendita della quale tirava avanti ‘alla meno peggio.

Ora avvenne che un giorno, mentre Alì Babà si trovava nel bosco a tagliare legna come al solito, senti in lontananza un rumore sordo che si avvicinava sempre più : si trattava del trepestio di parecchi cavalli che correvano al galoppo.

Poichè quel luogo era lontano da ogni via di passaggio e molto solitario, Alì Babà pensò dovesse trattarsi di qualche banda di ladri e ritenne prudente mettersi in salvo fino a che non avesse potuto vedere chi erano i cavalieri che arrivavano così di carriera.

Perciò si arrampicò su un grande albero che sorgeva in cima a una rupe isolata e si nascose fra i rami in modo da poter vedere senza essere veduto. E fu una saggia decisione la sua, perchè di lì a poco vide arrivare al gran galoppo una masnada di cavalieri, grandi e grossi, armati fino ai denti e dalle facce feroci.

Alì Babà capì allora di non essersi sbagliato e fu certo che quegli uomini dal fiero aspetto erano dei banditi di strada.

A un cenno del loro capo, smontarono da cavallo, legarono le bestie agli alberi, quindi tolsero dalle selle delle bisacce e se le caricarono sulle spalle. Curvi sotto il peso delle bisacce, s’incamminarono in fila indiana sfilando sotto l’albero dove si trovava Alì Babà il quale potè così contarli comodamente e vide che erano in tutto quaranta, nè uno di più nè uno di meno.

Colui che marciava in testa alla fila e che doveva essere il capo dei banditi, arrivato davanti a una grande roccia seminascosta da un folto di cespugli, si fermò, depositò la propria bisaccia a terra e, con voce squillante, gridò:

” Sesamo, apriti! ” Non appena ebbe detto queste parole, ecco che la roccia girò su se stessa, come una porta sui cardini, rivelando una vasta apertura.I banditi uno dopo l’altro e da ultimo il capo, dopo essersi ricaricata sulle spalle la bisaccia, entrò anche lui; dopo di che la roccia girò di nuovo su se stessa bloccando l’apertura e per quanto Alì Babà, che pure non era lontano, aguzzasse la vista, non gli fu possibile scorgere nè un segno nè una fenditura che rivelasse l’ingresso di una grotta.

Alì Babà, che aveva assistito stupefatto allo spettacolo che si era svolto sotto i suoi occhi, non sapeva che partito prendere. Dapprima pensò di scendere dall’albero, impadronirsi di un paio di cavalli e fuggire con quelli in città.

Ma riflettendoci bene temette che i banditi uscissero dalla grotta mentre lui cercava di squagliarsela, e in tal caso nessuno avrebbe potuto salvarlo da una fine miserevole.

Decise perciò che la cosa migliore era di rimanere dove si trovava, anche perchè era incuriosito di vedere che cosa sarebbe successo.

Dopo un bel po’ che stava lì sull’albero e si sentiva già le gambe molli per la scomoda posizione, Alì Babà vide che la roccia tornava a girare su se stessa, ed ecco che dall’antro uscirono di nuovo in fila indiana i banditi recando in mano le bisacce, ma questa volta vuote.

Da ultimo uscí il capo il quale assicuratosi che nessuno fosse rimasto nella grotta, si voltò verso la roccia e con la solita voce squillante gridò:

“Sesamo, chiuditi! ” Dopo di che i banditi tornarono tutti ai cavalli, legarono le bisacce alle selle, montarono in groppa e spronarono via.

Alì Babà sarebbe stato tentato di scendere subito dall’albero, ma la prudenza di cui Allah lo aveva fornito gli consigliò di rimanere dove si trovava, in quanto pensò che forse i ladroni potevano aver dimenticato qualche cosa e sarebbero tornati indietro a prenderla e così lo avrebbero sorpreso.

Cercò di seguire con l’occhio per quanto potè i cavalieri e quando li vide scomparire nel folto degli alberi si mise a spiare la nuvola di polvere, che sollevavano le loro cavalcature.

Quando alla fine la nuvola di polvere, che si rimpiccioliva sempre più, scomparve del tutto ai suoi occhi, allora Alì Babà, sentendosi abbastanza sicuro, scese dall’albero e si avvicinò incuriosito alla roccia cominciando a guardare bene da tutte le parti.

Ma per quanto guardasse e smuovesse cespugli, non gli fu possibile vedere alcuna anfrattuosità, alcuna fessura, non gli fu possibile insomma scoprire alcun indizio che quella roccia si fosse mai mossa dal suo posto fin da quando, nella notte dei tempi, il Signore l’aveva collocata in quel luogo.

Siccome, però, egli ricordava la formula pronunciata dal capo dei ladroni, fu spinto dalla curiosità di constatare se quelle parole avevano lo stesso potere magico anche in bocca a lui.

Si piantò quindi davanti alla roccia e ad alta voce gridò:

” Sesamo, apriti! ” E sebbene la sua voce tremasse un poco per l’emozione, la roccia cominciò a girare su se stessa rivelando una vasta apertura.

Alì Babà fu preso da un indicibile spavento, senti che le gambe gli tremavano e fu sul punto di fuggire; se non che, gettando un’occhiata verso l’interno dell’apertura, invece della grotta buia e spaventosa che si era immaginata, vide una galleria di pietra ben levigata, spaziosa e bene illuminata da un fiotto di luce che pioveva dall’alto.

Quella vista lo rincuorò , e se la paura lo tirava indietro la curiosità lo spingeva avanti, e così un passo dietro l’altro cominciò ad inoltrarsi nella galleria.

Fatti pochi passi, senti che la roccia girava di nuovo sui cardini e richiudeva l’apertura. Lì per lì fu preso da un indicibile spavento, ma poi pensò che la formula magica, così come aveva funzionato per farlo entrare, avrebbe funzionato per farlo uscire.

Tranquillizzato da questo pensiero, cominciò ad ispezionare il luogo in cui si trovava e, passando di meraviglia in meraviglia, vide che la galleria era piena zeppa di balle di stoffa preziosa, di tappeti finissimi e, cosa ancor più sorprendente, di sacchi e di cofani traboccanti di monete d’oro, di gioielli e di pietre preziose.

E il povero Alì Babà, che in vita sua non aveva mai veduto nemmeno una parte infinitesima di tante ricchezze, sbarrava gli occhi e a malapena osava toccare con la punta delle dita quell’oro, quei diamanti, quelle gemme, e andava dicendosi che quella grotta doveva essere servita di rifugio non solo a quei quaranta ladroni, ma anche agli antenati di quelli e agli antenati degli antenati, e ad intere generazioni di ladroni fin dall’origine dei secoli.

Passati i primi istanti di stupore e di sbigottimento, Alì Babà si disse:

” Nulla accade che il Signore non voglia! Se tu, o Alì Babà, povero legnaiolo, sei riuscito a entrare in questo luogo e a mettere le mani su tante ricchezze, è evidente che questa è la volontà di Colui che dà e prende.

Non v’è dubbio su quale sia la volontà del Signore: Egli certamente desidera che quest’oro, frutto di tante ruberie e rapine, sia usato a fin di bene, perchè tu ne faccia elemosine e viva con la tua famiglia al riparo dal bisogno e dalle ristrettezze. “

E dopo essersi messo in pace la coscienza con questo ragionamento, il povero Alì Babà prese un sacco pieno di monete d’oro e lo trascinò fino all’imboccatura della galleria.

Poi fece lo stesso con un secondo sacco e con un terzo, e tanti ne preparò quanti pensava che i suoi somari potessero trasportarne.

Quando ebbe ultimato il suo lavoro, si mise davanti all’imboccatura della caverna e ad alta voce disse:

” Sesamo, apriti! ” E subito la roccia girò su se stessa e Alì Babà trascinò all’aperto i sacchi colmi d’oro che aveva preparato. Poi, voltatosi verso l’apertura della grotta, disse ad alta voce:

” Sesamo, chiuditi! ” e la roccia tornò a girare su se stessa e si chiuse.

Alì Babà attaccò i sacchi al basto dei somari e per evitare la curiosità della gente ebbe cura di nasconderli sotto le fascine di legna. Quindi riprese il cammino per la città e arrivato a casa sua condusse gli asini in una piccola corte interna, dove nessuno poteva vederlo, e cominciò a scaricare i sacchi.

Ed ecco che arrivò la moglie di Alì Babà, che vedendo il marito indaffarato a scaricare sacchi così pesanti , cominciò a chiedergli che cosa fosse quella roba, e dove l’avesse trovata e chi gliel’avesse data poi si mise ad aiutare il marito a trasportare i sacchi in casa, ma poichè palpandoli li sentiva come fossero pieni di monete, la sua curiosità non fece che aumentare.

Così, quando ebbero terminato di trasportare tutti i sacchi in casa, volle subito aprirne uno e, vistolo colmo di pezzi d’oro, si rallegrò ma si preoccupò pure che Ali Babà avesse rubato tutta quella fortuna.

” Marito mio, ” disse la donna, ” non ho certo intenzione di contare a una a una tutte queste monete. Però, prima di sotterrarle, voglio sapere a quanto ammonta la nostra fortuna. Perciò andrò a farmi prestare una misura di legno da qualche vicina mentre tu scaverai la fossa per nasconderla. Così sapremo quanto potremo spendere per il necessario e per il superfluo, e potremo regolare convenientemente la nostra vita.”

Alì Babà pensò che il ragionamento della moglie non fosse sbagliato e le disse:

” E va bene! Va’ pure! Ma fa’ presto, e soprattutto bada di non rivelare ad anima viva il nostro segreto”.

La moglie di Alì Babà si mise il velo sul volto e uscì per andare in cerca della misura di legno che le occorreva, e, strada facendo, pensò che la cosa migliore fosse quella di andarla a chiedere alla cognata, la moglie di Qassim, il fratello ricco di suo marito.

Così fece; e recatasi a casa di Qassim chiese alla cognata se poteva prestarle una misura di legno, e la cognata le rispose: ” Volentieri, cognata mia, perchè, se vieni a chiedermi una misura, vuol dire che ti serve per misurare qualcosa, e se hai qualcosa da misurare vuol dire che è entata la prosperità in casa tua. “

E poichè la moglie di Ali Babà non rispondeva nè sì nè no, l’altra, rodendosi di curiosità, andò a prendere la misura di legno, ne spalmò il fondo all’esterno con un po’ di sego.

Fatto ciò tornò dalla cognata e le consegnò la misura. La donna la ringraziò e se ne tornò a casa; qui giunta, si sedette per terra accanto ai sacchi e affondando la misura nelle monete d’oro cominciò a contare tutto quel denaro, facendo, per ogni misura che passava, un segno col carbone sul muro.

Quando ebbe finito di passare l’oro, chiamò Alì Babà e gli mostrò i segni che aveva fatto sul muro e che quasi riempivano una intera parete.

Poi, quando lei e il marito ebbero deposto i sacchi nella buca che Ali Babà aveva scavato e li ebbero ricoperti ben bene con la terra, la donna prese la misura si velò, e andò a restituirla alla cognata, ringraziandola per il servigio che le aveva reso.

Non appena la moglie di Alì Babà fu uscita, la cognata con suo grande stupore, vide che attaccata sul fondo unto di grasso c’era una moneta d’oro. Prese in mano la moneta e constatò che era di oro buono e subito si sentì il cuore attanagliato dall’invidia ed esclamò:

” Ma come? Quel pezzente di Alì Babà ha tanto denaro da doverlo contare a misure? E come avrà fatto a procurarselo? “

Era sera, quando il marito, Qassim tornò a casa, la moglie andò subito incontro e gli disse:

” 0 Qassim, chi pensi che sia più ricco fra te e tuo fratello? “

Qassim la guardò sbalordito e le disse:

” Che discorsi sono questi? Sai benissimo che mio fratello è un poveraccio buono a nulla. Che significa questa domanda? “

” Allora sappi, o Qassim, ” gli disse la moglie, ” che ti sbagli di grosso, perchè tuo fratello Alì Babà è infinitamente più ricco di te, e in effetti è tanto ricco che per contare il suo denaro ha bisogno di una misura da grano. “

E allo sbalordito Qassim raccontò tutto quello che le era capitato con la moglie di Alì Babà e concluse il suo discorso mostrandogli la moneta d’oro che era rimasta attaccata sul fondo della misura di legno.

Quando Qassim ebbe udito il racconto della moglie ed ebbe visto la moneta d’oro, non seppe darsi pace, e per tutta la notte non fece che rigirarsi nel letto, pensando a come potesse essere capitata tanta ricchezza fra le mani del fratello.

La mattina seguente, dopo aver passato una intera nottata a rodersi il fegato, Qassim uscì di buon’ora, si recò difilato dal fratello e senza nemmeno salutarlo e informarsi della sua salute gli disse:

” Che cosa sono tutti questi segreti? Ti sembra bello ingannare la gente in questo modo? Ma come? Te ne vai in giro come un pezzente a piangere miseria e poi misuri le monete d’oro a staia? E nemmeno a me, che sono tuo fratello, dici nulla dei tuoi affari nè mi metti al corrente dì quello che ti capita. “

Alì Babà rimase interdetto, perchè temeva l’invidia e la gelosia del fratello e della cognata. Così rispose:

” Fratello mio, perchè ti lamenti se è questa la prima volta, in tanti anni, che metti piede nella mia casa?”

” Adesso non si tratta di questo, Alì Babà, ” rispose impaziente Qassim, ” ma si tratta dei fatto che tu inganni la gente dabbene fingendoti povero quando non lo sei, dato che non ho mai visto un povero contare il denaro con una misura da grano. “

Alì Babà , capì che il fratello era al corrente di tutto e che sarebbe stato inutile cercare di fingere. Perciò, facendo buon viso a cattivo gioco, gli raccontò tutto quanto gli era capitato nel bosco e concluse dicendo.

” Fratello mio, ti prego di volere accettare metà dell’oro che ho portato fuori da quella grotta. “

Qassim, nel quale il racconto del fratello aveva risvegliato la cupidigia la tracotanza e la malizia, rispose:

” Piuttosto, hai dimenticato di dirmi quali sono le parole magiche che aprono la roccia. Prima di mettere le mani su quest’oro, voglio essere sicuro che quello che mi hai raccontato sia vero, perchè io sono un mercante rispettabile e non mi piacerebbe di trovarmi coinvolto in qualche pasticcio.

Avanti dunque: dimmi quali sono queste parole e bada bene di non imbrogliarmi, perchè altrimenti andrò dal capo della polizia e ti denuncerò come complice dei ladroni. E non so se questo ti converrebbe. “

Alì Babà disse al fratello quali erano le parole magiche che servivano per fare aprire la roccia, e quando Qassim le ebbe udite se ne andò senza nemmeno ringraziare Alì Babà.

La mattina dopo, di buon’ora, Qassim fece mettere il basto a dieci muli e su ogni basto fece attaccare due robuste casse. Poi si avviò verso il bosco, nel luogo indicato dal fratello.

Trovò subito l’albero, al quale legò i muli, e, regolandosi su quello, non ebbe difficoltà a individuare la roccia. Postosi dunque davanti alla roccia, pronunciò ad alta voce le parole:” Sesamo, apriti! “

E subito la roccia cominciò a girare su se stessa rivelando l’apertura della grotta.

Qassim si precipitò dentro, ma fatti alcuni passi rimase impietrito dallo stupore perchè gli era bastata una sola occhiata per rendersi conto delle immense ricchezze che si trovavano nascoste in quel luogo; infatti, l’oro che il fratello aveva portato fuori non era che una minima parte di ciò che conteneva quella grotta.

Riavutosi dal primo stupore, Qassim cominciò, con il fiato mozzo dall’entusiasmo, a fare il giro della grotta, palpando e toccando le cose preziose che vi erano contenute e gettando esclamazioni di meraviglia.

Con la bava alla bocca e gli occhi accesi di cupidigia, per un pezzo non fece che andare da un sacco all’altro e da un cofano all’altro valutando in cuor suo quelle ricchezze e accarezzandole con le sue mani da mercante come se già fossero roba sua.

Pensò che per portar via quel tesoro ci sarebbe voluta una carovana di cammelli . Allora gli venne fatto di pensare ai dieci muli che aveva lasciato fuori accanto all’albero e decise di andarli a prendere, per caricare intanto quelli con quanta più roba gli fosse stato possibile.

Così, fece per uscire dalla grotta, ma trovò che l’imboccatura era chiusa perchè, non appena era entrato, la roccia, come al solito, aveva di nuovo girato su se stessa e Qassim non se ne era accorto, tutto preso dall’entusiasmo per quel che vedeva.

Volle allora pronunciare le parole magiche per far riaprire la roccia, ma la vista di tutti quei tesori gli aveva stravolto il cervello e aveva dimenticato completamente quali fossero quelle parole.

Così si piantò davanti alla roccia e gridò:

” Orzo, apriti! ” e poichè la roccia non si muoveva, ripetè ancora due o tre volte ad alta voce

” Orzo, apriti! ” Ma la roccia continuò a rimanere ferma. Allora Qassim cominciò a pensare che la parola, magica dovesse essere un’altra: forse segala….. Perciò, con quanto fiato aveva in corpo, gridò: ” Segala, apriti! “

Ma naturalmente non accadde nulla. Dopo aver ripetuto più volte queste parole, Qassim cominciò a spazientirsi, e poi ad inquietarsi, e senza prender fiato si mise a ripetere la formula usando i nomi di tutte le semenze e di tutti i cereali che gli venivano in mente. Tutti li nominò tranne quello giusto.

Quando Qassim ebbe provato inutilmente tutti i nomi che gli venivano alla memoria, fu preso dal terrore di non poter più uscire dalla grotta. Allora non gli importò più niente di tutte quelle ricchezze e desiderò una sola cosa: uscire di nuovo alla luce del sole.

Come un forsennato, si mise a correre cercando un’apertura o un appiglio che gli permettesse di arrampicarsi fino alla volta della galleria da dove pioveva il fiotto di luce.

Ma le pareti erano tutte di marmo liscio e levigato, unite e compatte, e non solo non vi erano appigli, ma non vi era nemmeno l’ombra di un’apertura.

Alla fine si gettò a terra stremato di forze e rimase lì a piangere e ad ansimare per un pezzo, quand’ecco d’un tratto sentì fuori della grotta un rumore di cavalli al galoppo.

In effetti proprio quel giorno i quaranta ladroni avevano deciso di tornare nella grotta per nascondervi dell’altro bottino. Ma quando furono arrivati nei pressi della roccia videro i muli con le casse, legati all’albero, e allora, sguainate le spade, scesero subito da cavallo e cominciarono a frugare tutt’intorno e fra i cespugli per scovare il padrone di quei muli e ucciderlo.

Ma per quanto cercassero dappertutto, non riuscirono a trovare anima viva. Allora il capo dei banditi, dopo essersi consultato con i suoi, si piazzò davanti alla roccia e gridò:

” Sesamo, apriti! ” e la roccia girò su se stessa aprendosi.

Qassim, che dall’interno della grotta aveva udito le imprecazioni e le grida di rabbia dei banditi, si era nascosto in un angolo, appiattito fra due sacchi di monete d’oro.

Quando però vide che la roccia inaspettatamente si apriva non ebbe altro pensiero che quello di correre a mettersi in salvo. Si precipitò dunque a testa bassa, verso l’apertura, ma andò a cozzare proprio contro il capo dei banditi, così entrambi caddero distesi per terra, e prima che Qassim potesse rialzarsi e fuggire gli altri briganti gli furono addosso e lo fecero a pezzi con le loro spade.

Quanto ai ladroni, dopo che ebbero ucciso Qassim, entrarono nella grotta e videro ammucchiati da una parte i sacchi e i cofani che Qassim aveva preparato per caricarli sui muli.

Allora si sedettero in circolo e tennero consiglio chiedendosi come mai quell’uomo fosse riuscito a entrare nella loro grotta.

Alla fine, poichè non trovarono una spiegazione soddisfacente a quel fatto strano, e poichè d’altra parte erano convinti d’essere i soli a possedere la formula magica che faceva aprire la roccia, e visto che l’intruso era morto e non avrebbe più potuto parlare con nessuno, rivelando l’esistenza del loro nascondiglio, decisero di vuotare le bisacce e di tornarsene al loro mestiere di razziatori.

Questo per quanto riguarda Qassim e i quaranta ladroni.

Ali Babà e i quaranta ladroni (parte seconda)

Ma torniamo ai quaranta ladroni, i quali, tornati alla grotta, rimasero di sasso constatando che il cadavere di Qassim era scomparso.

Ma il loro sbigottimento non doveva conoscere limiti quando, insospettiti dalla cosa, si diedero a controllare il loro tesoro e dovettero concludere, ahiloro! che qualcuno aveva portato via una quantità notevole di monete d’oro. Allora si sedettero per terra in circolo e il capo così parlò:

” Miei prodi! Il nostro segreto, non so come, è stato scoperto, e se noi non escogitiamo qualche espediente per porre rimedio a questa faccenda ci vedremo sparire sotto il naso il tesoro accumulato in tanti anni di fatiche da noi e dai nostri antenati.

Ormai non v’è più dubbio che il ladro da noi sorpreso nella grotta aveva un complice, ed è perciò indispensabile che noi scopriamo questo complice e l’uccidiamo, perchè il nostro segreto torni ad essere tale e i frutti delle nostre fatiche siano di nuovo al riparo dalla cupidigia dei mariuoli.

Io propongo perciò che uno di noi si travesta da derviscio straniero, si rechi in città e, girando di strada in strada e di bottega in bottega veda di scoprire il nome di colui che cerchiamo.

Ma è necessario che l’indagine sia condotta con astuzia e prudenza, perchè il più piccolo sbaglio potrebbe compromettere la riuscita dell’impresa.

Perciò io propongo che colui il quale si assumerà l’incarico debba accettare di essere punito con la morte se commetterà qualche leggerezza o qualche errore. “

Allora uno dei ladroni si alzò e disse: ” Mi offro io di condurre in porto l’impresa e accetto la condizione che avete posto. “

Il capo e gli altri suoi compagni si felicitarono con lui, gli augurarono buona fortuna e quello, dopo essersi travestito da derviscio, se ne andò.

Non appena il loro compagno li ebbe raggiunti nella foresta e li ebbe informati di tutto quello che aveva fatto, essi si alzarono e s’incamminarono verso la città, dove entrarono a due a due per non destare sospetti nella gente.

Arrivati però nella strada indicata dal loro compagno, rimasero di sasso vedendo che tutte le porte recavano il medesimo segno fatto col gesso. Allora a un cenno del capo tornarono nella foresta e riunitisi a consiglio decisero che colui che aveva sbagliato doveva essere punito con la morte, come era stato convenuto.

E senza porre tempo in mezzo presero il colpevole e gli mozzarono il capo.

D’altra parte, poichè diventava sempre più urgente sbarazzarsi di un nemico così astuto, un altro ladrone si offrì di andare in città a compiere la missione che il primo aveva fallito. Costui tornò in città, si fece indicare la strada e la casa del cadavere , fece sulla porta un segno rosso in un luogo poco visibile. Dopo di che se ne tornò, sicuro del fatto suo, verso la foresta.

Quando i ladroni tornarono a due a due in città e arrivarono nella strada dove abitava Alì Babà, rimasero ancora più stupefatti della prima volta constatando che tutte le porte di quella strada avevano lo stesso segno rosso nello stesso posto.

E questo era avvenuto perchè l’astuta Margiana, la fedele schiava di Alì Babà, messa in sospetto da quel primo segno fatto col gesso, aveva tenuto gli occhi aperti e non aveva tardato a scoprire il segno rosso fatto dal secondo ladrone.

Cosi aveva ripetuto il segno su tutte le porte della strada confondendo le idee ai nemici del suo padrone.

Quando i ladroni furono ritornati nella foresta, anche il secondo esploratore subì la stessa sorte del primo, perchè così era scritto, anche se egli non lo sapeva. E il risultato di tutto questo affare fu che la banda si trovò menomata di due uomini fra i più coraggiosi.

A questo punto il capo dei ladroni, dopo aver riflettuto sulla situazione, si disse:

” Ormai mi fiderò solo di me stesso! ” detto ciò si alzò e si recò in città facendosi indicare la casa del cadavere .

Ma egli non fece come gli altri, non perse tempo a segnare la porta della casa di bianco o di rosso, ma rimase lì un bel pezzo ad osservarla per fissarsi nella mente qualche particolare che lo aiutasse a distinguerla dalle altre perchè, come già si è detto, le case di quella strada, viste dal di fuori, erano tutte uguali.

Quando fu ben sicuro che, tornando, non avrebbe potuto sbagliare, riprese la via della foresta e appena arrivato radunò intorno a sè i trentasette ladroni che rimanevano e disse loro:

” Miei prodi, finalmente la casa del nostro nemico è scoperta! A noi non rimane altro che infliggergli la punizione che si merita.

Ed ora ascoltatemi bene: procuratevi al più presto trentotto giare, molto grandi e capaci e con l’imboccatura larga tanto che possa passarvi un uomo. Trentasette di queste giare le porterete qui vuote.

La trentottesima dovrà essere piena di olio di oliva. E mi raccomando, badate bene che siano robuste e senza crepe. E adesso andate e tornate al più presto. “

Quando i ladroni tornarono con le giare attaccate alle selle dei cavalli, il capo disse loro di togliersi gli abiti, conservando solo il turbante, le babbucce e le armi, poi ordinò a ciascun uomo di infilarsi in una giara.

Quando vide che tutti erano a posto, chiuse l’imboccatura delle giare con fibre di palma affinchè i curiosi non potessero guardarvi dentro e colui che vi era nascosto potesse respirare liberamente.

Prese quindi un po’ d’olio e unse l’esterno delle giare, così che nessuno potesse dubitare che quelle giare contenevano una merce diversa dall’olio. Infine, anch’egli depose i suoi abiti, si travestì da mercante d’olio e, spingendo davanti a sè la fila dei cavalli, sì avviò verso la città.

Arrivò nella strada dove abitava Ali Babà che già annottava ed ebbe la fortuna di trovare sulla porta di casa lo stesso Alì Babà che prendeva il fresco prima della preghiera della sera.

Allora il capo dei ladroni fece fermare i cavalli, si avvicinò ad Alì Babà e dopo averlo salutato gli disse:

“Signore, come vedi io sono un mercante d’olio e sono venuto da molto lontano a vendere la mia merce in questa città.

Purtroppo il viaggio è stato più lungo del previsto e sono entrato in città così tardi che non mi riesce più di trovare un luogo dove alloggiare. Ora, ti pregherei di volermi ospitare per questa notte, perchè altrimenti non saprei dove andare. “

Ali Babà, che era un brav’uomo sempre disposto ad aiutare il prossimo, subito si alzò in piedi e cosi rispose al capo dei ladro:

“O mercante d’olio, che la mia dimora possa essere per te confortevole e accogliente. Entra. Tu sei il benvenuto! “

E detto questo prese per mano l’ospite e fece entrare i cavalli nel cortile; poi chiamò Margiana, alla quale ordinò di preparare la cena anche per l’ospite, e a un suo schiavo, di nome Abdallàh, disse di aiutare il forestiero a scaricate le giare e a dar da mangiare alle bestie.

Quando tutto fu in ordine, Alì Babà prese per mano l’ospite e lo fece entrare in casa, lo fece sedere accanto a sè e poi ordinò che venisse servita la cena.

Così mangiarono e bevvero in abbondanza .

Finita la cena Alì Babà, per non mettere in imbarazzo l’ospite, si alzò e, dopo avergli augurato la buona notte, si congedò dicendogli:

” Signore, la mia casa è la tua casa e tutto quello che essa contiene è tuo. ” Al che il mercante rispose:

” La tua generosità, o mio ospite, è degna del migliore dei musulmani. Tuttavia, dimmi dove potrei andare al gabinetto! “

Alì Babà gli indicò allora il gabinetto, che si trovava nel cortile proprio dove erano state deposte le giare, quindi gli rinnovò la buona notte e si ritirò.

Rimasto solo, il capo dei ladroni, con la scusa di andare a fare i suoi bisogni, scese nel cortile e, avvicinatosi’all’imboccatura della prima giara, disse sottovoce:

” O tu che sei nascosto lì dentro, quando sentirai un sasso colpire la tua giara, esci subito con le armi in pugno e corri da me. ” E la stessa cosa ripetè all’imboccatura di tutte e trentasette le giare.

Dopo di che, tornò in camera, spense la lucerna e si stese sul letto, contando di svegliarsi quando la notte fosse ormai fonda e tutto in casa fosse tranquillo.

Mentre ciò accadeva, Margiana era intenta a riordinare la cucina, ed ecco che ad un tratto la lampada che aveva con sè si spense per mancanza d’olio.

Allora Margiana chiamò lo schiavo Abdallàh e gli disse:

” Guarda che guaio mi è capitato: si è spenta la lampada e in casa non c’è più nemmeno una goccia d’olio, nè saprei a quest’ora dove procurarmene un po’. “

Sentendo questo, Abdallàh si mise a ridere e le disse prendendola in giro: ” Sono tutte qui le tue risorse, o Margiana?

Perchè dici che in casa non c’è una goccia d’olio, quando in cortile sono allineate in bell’ordine trentotto giare colme d’olio? “

rispose Margiana: ” Hai proprio ragione! Come mai non ci ho pensato prima? ” Prese un recipiente e scese in cortile. Si avvicinò a una giara, ne tolse il coperchio e vi ficcò dentro il recipiente, ma sentì che questo non si tuffava nell’olio, bensì urtava contro qualcosa di duro, mentre dall’interno della giara usciva una voce:

” Il capo m’aveva detto che avrebbe tirato una pietra, ma questo è un vero e proprio masso! Avanti, usciamo di qui, è arrivato il momento! “

E Margiana, con gli occhi sbarrati dal terrore, vide sbucare dall’imboccatura della giara la testa di un uomo.

Chiunque altro si sarebbe messo a gridare e a chiamare aiuto, ma non Margiana. la quale, riacquistata subito la presenza di spirito, si avvicinò a quella testa che cercava di uscire dalla giara e le disse:

” Non muoverti ancora, o mio prode. Il capo sta dormendo. Il momento non è giunto. ” Dopo di che richiuse l’imboccatura della giara e passò in rassegna tutte le altre giare constatando che in ciascuna di esse si nascondeva un uomo, tranne che nell’ultima, la quale era veramente piena di olio.

Allora Margiana prese il calderone che le serviva per fare il bucato e lo mise sul fuoco; poi, servendosi del recipiente che aveva portato con sè travasò tutto l’olio della trentottesima giara nel calderone ed aspettò fino ‘a che l’olio non fu bollente.

Quando vide che era arrivato al punto giusto di calore, prese un grosso secchio, lo riempì d’olio e, avvicinatasi alla prima giara, tolse il coperchio di fibra di palma e con un colpo solo vi rovesciò dentro l’olio bollente, si che colui il quale vi era nascosto dentro non ebbe nemmeno il tempo di gridare, ma si ritrovò morto senza accorgersene.

Una dopo l’altra, Margiana ripetè la stessa operazione con tutte le altre giare, liberando così il suo padrone da quei trentasette ladroni. Quando ebbe terminato, rimise in ordine ogni cosa, chiuse di nuovo le giare con il coperchio di fibre di palma e si nascose in un angolo per vedere che cosa sarebbe accaduto.

Ed ecco che verso la metà della notte il falso mercante d’olio si svegliò, si affacciò alla finestra della stanza che dava sul cortile e, sentendo che in casa tutto era quieto e silenzioso, prese una manciata di sassolini che si era portata appresso e cominciò a tirarli uno a uno contro le giare che erano allineate dabbasso; e siccome era un ottimo tiratore non sbagliò nemmeno un colpo.

Ma nulla si mosse: nè una testa, nè una punta di pugnale apparve all’imboccatura di una giara.

Allora, imprecando contro quei buoni a niente che dormivano, incuranti del suo segnale, scese dabbasso e fece per precipitarsi verso le giare, ma si fermò di colpo sentendo un orribile puzzo di carne bruciata.

Tappandosi il naso, si avvicinò a una giara, la scoperchiò e v’introdusse una mano e senti che le pareti scottavano come quelle di un forno. Allora, accostata la lampada all’imboccatura della giara, guardò dentro e vide che c’era uno dei suoi uomini, morto bruciato.

Scoperchiò ad una ad una tutte le trentasette giare e ogni volta lo spettacolo che vide fu lo stesso.

Allora il capo dei ladroni capì che il suo trucco era stato scoperto e fu preso da una tale paura che, con un solo salto, scavalcò il muro del cortile e si sfracellò nel precipizio.

Quando Margiana fu sicura che il capo dei banditi era fuggito e che in casa tutto era tranquillo, spense la lampada e se ne andò a dormire come se niente fosse. La mattina di buon’ora si alzò e andò a svegliare il suo padrone Alì Babà e, presolo per mano, lo condusse nel cortile.

” Che significa questo, o Margiana? ” le chiese Alì Babà. ” Perchè mi hai svegliato così presto? “

rispose Margiana: ” Per mostrarti qualcosa che t’interesserà. “

Margiana si avvicinò a una giara, ne tolse il coperchio di fibre di palma e:

” Ti prego, ” disse al padrone, ” da’ un’occhiata qui dentro. ” Alì Babà si avvicinò all’imboccatura della giara, guardò dentro e subito si ritrasse pieno di stupore e di raccapriccio.

” Che significa questo, o Margiana? Chi è quest’uomo? E come avviene che si trovi qui dentro? “

E quando Ali Babà, passando di stupore in stupore e di raccapriccio in raccapriccio, ebbe constatato che trentasette giare contenevano altrettanti uomini morti, Margiana lo prese per mano e fattolo sedere in un angolo del cortile gli raccontò per filo e per segno tutto quello che era accaduto e di cui fino a quel momento non aveva fatto parola con nessuno.

E cominciò proprio dall’inizio, dal giorno, cioè, in cui aveva scoperto sulla porta di casa il segno fatto col gesso.

Quando ebbe terminato il racconto, Alì Babà scoppiò a piangere per la commozione, quindi, stringendosi al petto della fanciulla, la baciò e le disse:

” Figliola cara sia benedetto il giorno in chi tu sei entrata in questa casa! Hai fatto di più tu per noi che noi tutti per te. Io voglio che d’ora in poi tu sia come mia figlia e figlia della madre dei miei figli e che tu sia preposta al governo della casa e che i miei figli ti amino e ti rispettino come la loro sorella maggiore!”

Dopo di che Alì Babà, aiutato da Margiana e dallo schiavo Abdallàh, scavò una gran fossa in giardino e vi seppellì le giare con i trentasette ladroni .

Oramai il segreto della caverna lo conosceva solo Alì Babà e visse nelle agiatezze per moltissimi anni.

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