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Claustrofobia – fobia diffusa degli spazi chiusi

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Claustrofobia
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Timore ossessivo di trovarsi in luoghi chiusi: questo, letteralmente, significa claustrofobia. Per i medici è uno dei modi in cui si cerca di sfuggire all’ansia.

Per esempio, se una donna viene aggredita mentre è in un ascensore può sviluppare la fobia degli ascensori e avrà una crisi di paura ogni volta che dovrà prenderlo, anche se oggettivamente non vi sono più pericoli, perché, per esempio, è da sola oppure è in compagnia di amici.

Come si manifesta

Inconsciamente si è portati a scegliere un oggetto o una situazione che viene a rappresentare concretamente il proprio malessere. Si riesce così a dare un nome e un volto ben definito all’ansia, in modo da poterla evitare più facilmente. Anziché convivere con una situazione difficile, quale è l’ansia di subire altre aggressioni, la persona in questione restringe i suoi timori a un luogo concreto. Quando la persona si trova a dovere affrontare l’oggetto che gli causa ansia (nel caso della claustrofobia sono i luoghi chiusi, come per esempio l’ascensore, un parcheggio sotterraneo, una stanza chiusa), viene assalita da una crisi simile a quella scatenata da un attacco di panico: palpitazioni, dolore al petto, tremori, sudore freddo e iperventilazione.

La causa

La teoria comportamentale:

gli psicologi del comportamento ritengono che le fobie siano il frutto di un apprendimento. Se, per esempio, un bambino è rinchiuso per punizione in uno stanzino può sviluppare claustrofobia perché, nella sua mente, associa lo stanzino alla paura della punizione.

La teoria psicoanalitica:

gli psicologi di indirizzo psicoanalitico, invece, assegnano alla fobia un significato simbolico. Ogni oggetto o situazione di cui si ha paura rappresenta, cioè, un timore più profondo, nascosto nel proprio inconscio.
Per esempio, chi è ossessionato dalla morte, soffre spesso di fobie legate alle qualità fisiche del mondo: rifugge dai luoghi aperti (agorafobia) o da quelli chiusi (claustrofobia), oppure troppo affollati (demofobia).

Quando rivolgersi al medico

In caso di claustrofobia il ricorso alla terapia spesso non è necessario. Chi ne soffre, infatti, di solito convive abbastanza bene con il suo disturbo: non fa altro che evitare la situazione di cui ha paura.
Ma non sempre è possibile. Se, per esempio, si ha la fobia dell’ascensore e si vive in una grande città, si avranno alcune difficoltà a condurre una vita normale. In questi casi, quando l’oggetto della paura è talmente comune da risultare difficilmente evitabile, è consigliabile sottoporsi a una terapia.

Come si affronta

Con le terapie cognitiva e comportamentale

Queste due tecniche si sono dimostrate particolarmente efficaci nel trattamento delle fobie. La durata della cura varia da 10 a 40 sedute.
La terapia comportamentale, detta anche comportamentista, comportamentalista o del comportamento, non si propone cambiamenti profondi nella personalità, ma tende solo a correggere i comportamenti anomali. Il soggetto claustrofobico non scoprirà, come con la terapia psicoanalitica, il perché di una determinata fobia, ma riuscirà a conviverci.
La terapia cognitiva studia il ruolo del pensiero nel provocare l’ansia e le paure, mira a correggere la tendenza della persona ansiosa a interpretare i fatti nel peggior modo possibile. Spesso viene eseguita assieme alla terapia comportamentale.

Con l’ipnosi

Questa tecnica può essere particolarmente adatta nel caso di fobie le cui radici sono da ricercare in episodi della vita infantile, come in molti casi di claustrofobia. In genere, sono sufficienti 10-20 sedute. L’ipnosi può essere affiancata alla terapia comportamentale o a quella cognitiva.

Con la gemmoterapia

Per ridurre l’ansia è indicato il macerato glicerinato di fico (Ficus carica M.G.). Se ne prendono 60-80 gocce al giorno. Questo rimedio può essere preso per un lungo periodo, senza controindicazioni.

Paura e fobia

È importante distinguere tra i termini paura e fobia.

Paura: è una reazione, del tutto naturale, che si prova quando si è di fronte a un pericolo oggettivo o a una situazione effettivamente sconosciuta.

Fobia: con il termine fobia si intende una paura irrazionale di determinate situazioni, cose o animali, della quale non si può trovare una ragione oggettiva.

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