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Davvero ci sentiamo tutti Charlie?

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siamo tutti charlie
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All’indomani del terribile attentato dell’11 settembre 2001 che colpì il cuore dell’occidente, gli Stati Uniti d’America, lo slogan fu “siamo tutti americani”.

Con l’attacco terroristico contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, a più di 14 anni di distanza, lo slogan è stato “je suis Charlie”.

La sede del settimanale è stata assalita perchè ritenuta responsabile della pubblicazione di vignette e contenuti satirici sul profeta Maometto e su Allah (che per quei 2 o 3 che non lo sapessero, tra i quali mia suocera, è il Dio dei musulmani).

Così grave la cosa? Per i fanatici religiosi islamici evidentemente si.

In zone meno civilizzate del mondo invece, dove Boko Haram, organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord della Nigeria e che letteralmente significa “l’educazione occidentale è peccato”, divenuta nota in tutto il mondo dopo le violenze religiose in Nigeria del 2009, gli attacchi contro le chiese cristiane e lo sterminio dei fedeli quasi non fanno più notizia.

Perchè?

Un attimo… Poniamo il caso che quello od altro giornale satirico avesse pubblicato vignette e quant’altro sul Dio dei Cristiani o sul Buon Gesù. Ci sarebbe stata una strage come quella di Parigi?

Certamente no, neanche ad opera dei più fanatici cristiani. Oppure qualcuno in occidente è mai entrato nelle moschee facendo strage di fedeli? Mi sembra di no…

Perchè?

Semplicemente perchè il sentimento (ed il fanatismo) religioso non è uguale per tutti.

Noi siamo sempre molto permissivi e tolleranti, spesso indulgenti nei confronti di coloro che offendono la nostra religione e sopportiamo pure che vengano a fare la pipì, quale segno di massima offesa, sugli altari delle nostre chiese, ma provate a fare la stessa cosa in un paese arabo…

A disturbare una funzione religiosa in una moschea, in un qualunque paese islamico si verrebbe quanto meno lapidati.

Immaginiamo invece per un attimo che un arabo entri dentro una chiesa cristiana durante una funzione religiosa ed inizi a bestemmiare come solo certi toscani sanno fare.

Ve la vedete la scena? Il prete che balbetta ed i fedeli più brutali che cercano di acchiappare il blasfemo bestemmiatore per dargliene tante… ma tante…

L’intervento della Polizia varrebbe probabilmente solo per far passare prima dall’ospedale il malcapitato qualora precedentemente raggiunto dai fedeli energumeni, e poi accompagnare il bestemmiatore in questura dal questore sperando che a quell’ora ci sia…

Eppure, sebbene anche la bestemmia da noi, intesa, appunto, come offesa del sentimento religioso, sia perfino un reato (Codice penale , Libro II, Titolo IV, Capo I) il massimo della pena prevista per quello ritenuto il più grave dei reati (Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa) è di soli 3 anni di reclusione e probabilmente non si sconterebbe neanche un giorno di carcere tra patteggiamenti e benefici vari.

E allora ci si chiede? Ma è davvero così forte per loro il sentimento religioso? Qualche vignettuccia può far scatenare tutto quel pandemonio con tutti quei morti? Evidentemente, per i fanatici estremisti islamici, si…

E allora, perchè stuzzicarli?

Io certo non commetterei alcuna strage e mi limiterei a qualche accesa discussione al bar con gli amici, ma a me dà pure e sempre molto fastidio qualunque vignetta o barzelletta che offenda il mio sentimento religioso, e quindi mi astengo dal turbare, in qualsiasi modo o maniera, quello degli altri (cristiani, ebrei, musulmani o induisti che possano essere).

E allora, se è giusto affermare il principio di libertà di fare satira (sacrosanta si direbbe) accertiamoci almeno che questa non si scontri con l’altrettanto fondamentale diritto a non sentirsi offesi nei propri sentimenti religiosi.

Perchè i fanatici e gli islamici li abbiamo proprio dietro la porta, grazie alle permissive politiche degli ultimi decenni.

D’altronde, lo stesso Papa Francesco ha poi affermato, dalle Filippine dove si trovava per un viaggio pastorale, che  “Ognuno ha non solo la libertà o il diritto ma anche l’obbligo di dire quello che pensa se ritiene che aiuti il bene comune, un deputato, un senatore, se non dice qual è la buona strada non fa bene.

Avere questa libertà, ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente ma se il dottor Gasparri, mio amico caro, dice una parolaccia contro la mia mamma, si aspetti un pugno.

Perché non si può provocare, insultare, ridicolizzare, la fede degli altri”.

E la cosa fa dunque pensare: davvero ci sentiamo tutti Charlie?

A proposito: nell’immagine in anteprima le vignette sul terremoto di Amatrice e sui nostri morti…

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