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L’arresto di Benito Mussolini

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Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo vota l’Ordine del Giorno Grandi – 19 voti favorevoli, 7 contrari ed un astenuto – col quale in pratica il Duce viene sfiduciato.

Viene restituito al re il comando effettivo sulla condotta delle operazioni belliche.

L’azione era stata preparata nei giorni precedenti dallo stesso sovrano, che già alle ore undici del 25 luglio affida al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio l’incarico di formare il nuovo governo.

Alle successive ore dodici, mentre Mussolini è ancora all’oscuro di tali manovre ed attende di incontrare nel pomeriggio Vittorio Emanuele a Villa Savoia (oggi Villa Ada, sulla Salaria), s’incontrano per pianificare l’arresto del Duce:

il Ministro della Real Casa, Pietro Acquarone,

il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Vittorio Ambrosio,

il nuovo Comandante Generale dell’Arma, Angelo Cerica.

Quest’ultimo riceve personalmente dal re l’ordine definitivo poiché l’Arma è l’unica organizzazione sulla cui fedeltà a Casa Savoia Vittorio Emanuele può assolutamente contare.

Cerica convoca il Tenente Colonnello Giovanni Frignani, Comandante del Gruppo Interno di Roma, il Cap. Raffaele Aversa, Comandante della Compagnia Roma-Tribunali, ed il Tenente Paolo Vigneri, Comandante della Compagnia Interna di Roma

Per l’organizzazione dei dettagli, essendo domenica, viene bloccata la libera uscita a tutti i Carabinieri di Roma.

Alle ore 17.30, al termine del colloquio avuto con il re che gli ha comunicato le decisioni assunte a sua insaputa, Benito Mussolini esce sconvolto nel cortile di Villa Savoia, dove trova Vigneri che lo invita a seguirlo, “per la sua sicurezza”.

A bordo di un’ambulanza lì parcheggiata, all’interno della quale si trovano tre sottufficiali dei carabinieri armati, mentre nei giardini si trovano altri cinquanta carabinieri, pronti a rintuzzare eventuali reazioni delle Camicie Nere, il Duce viene arrestato.

Nonostante Mussolini tenti di divincolarsi per salire sulla propria auto, il giovane ufficiale lo afferra per un braccio ed energicamente lo fa salire a bordo del mezzo, che lo conduce dapprima al Circolo Ufficiali della caserma Podgora, quindi alla Legione Allievi da dove, quella stessa notte, è trasportato a Gaeta per essere imbarcato segretamente per Ponza.

Alle ore 22.45 dello stesso giorno, con due radiomessaggi la nazione è informata dell’arresto del Duce.

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