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Carlo Alberto Poccianti, eroe di Arbusow

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Il 22 Ottobre 2015 è deceduto a Prato Carlo Alberto Poccianti. Come si legge nell’annuncio funebre dei familiari, “…è tornato dai suoi camerati deceduti sul fronte russo…”. Carlo Alberto Poccianti, uno dei guerrieri di Arbusow, località sul fronte russo durante la II Guerra Mondiale, che durante l’offensiva italo-tedesca fu teatro di uno dei più significativi episodi dell’eroismo dei militari italiani.

Ho conosciuto, ne ho avuto l’onore, Carlo Alberto a Prato, negli anni novanta.

Mi colpì quell’uomo già non più giovane, ma carico di vitalità e con la memoria piena di ricordi, storie di guerra che adoravo ascoltare anche perchè sono cresciuto sentendo parlare di uno zio, mai conosciuto, che dalla Campagna di Russia non tornò mai più, disperso…

Ma il ricordo rimasto indelebile nella mente di Carlo Alberto e, da quando me lo narrò la prima volta, anche nella mia, fu quell’episodio accaduto in Russia in un tempo che a noi appare forse lontano, ma che così lontano non è!

Era il 22 dicembre 1942…

Dopo la controffensiva tedesca dell’estate del 1942, giunse quella impetuosa e travolgente sovietica, che ricacciava indietro gli invasori.

Durante le fasi di ripiegamento di una grande unità italiana, rimasta quasi completamente accerchiata dalle divisioni sovietiche e martellata sotto il fuoco micidiale di artiglieria, nel momento in cui i nostri soldati avevano perso fiducia e speranza, “…il carabiniere Giuseppe Plado Mosca inforcò un cavallo e, agitando un drappo tricolore, si lanciò in mezzo al nemico.

Alcune centinaia di uomini colsero l’incitamento ed effettuarono un travolgente assalto all’arma bianca, riuscendo ad aprirsi un varco….”
(cit. sito ufficiale Arma Carabinieri)

Al carabiniere Plado Mosca, caduto nell’azione, fu concessa alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Carlo Alberto Poccianti era lì, militare del Reparto di Sanità presso uno dei comandi di Battaglione. Lui vide quel drappo verde bianco e rosso ormai lacero, ma pregnante di significato per il cuore di ogni soldato, agitato da quel carabiniere. Lui, come centinaia e poi migliaia di altri soldati italiani, ruppe l’accerchiamento sovietico trovando scampo nella ritirata.

Carlo Alberto Poccianti non dimenticò mai quel gesto eroico e di quel ricordo ne fece una delle sue ragioni di vita…

Conservo come una reliquia, adesso ancor più preziosa, quel quadretto che tu mi regalasti ormai tanto tempo fa.

E adesso sei andato anche tu via, anche tu hai raggiunto i tuoi commilitoni, gli stessi che hai sempre celebrato ed onorato per tutta la tua vita.

Sono certo che in qualche luogo che non possiamo vedere, che potrebbe anche chiamarsi “paradiso”, anche tu sei stato accolto da loro come un eroe.

Sono certo che Giuseppe Plado Mosca ti ha accolto tenendo in mano quel drappo verde bianco e rosso, che hai potuto finalmente riabbracciare e stringere al petto…

Mai muore chi vive nel nostro cuore!

Questo il quadretto che conservo:

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