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Anoressia mentale

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anoressia mentale
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Grave disturbo psicopatologico, caratterizzato da una percezione alterata dell’immagine corporea, incentrato sul rifiuto più o meno esteso di alimentarsi, che porta in breve tempo a una cospicua perdita di peso fino a una vera e propria cachessia.

L’anoressia mentale insorge comunemente in giovani donne nel periodo dell’adolescenza, spesso appartenenti a classi sociali elevate e di buon livello culturale. Si inscrive in quadri psicopatici molto complessi, caratterizzati da anaffettività, rifiuto della sessualità, tratti ossessivi e narcisistici (in contrasto con la magrezza è frequente la ricerca di un abbigliamento molto appariscente, con colori vistosi e monili di ogni tipo).

La causa è sconosciuta ma si ritiene che alla base vi sia un disturbo della formazione della personalità dovuto a profondi conflitti presenti in ambito familiare. L’anoressia mentale può essere lieve e transitoria oppure grave e cronica. Molti soggetti con questo disturbo sono meticolosi, compulsivi e intelligenti, con modelli molto alti di carriera e di successo. I primi indicatori dell’imminente disturbo sono la preoccupazione per il peso corporeo e la limitazione dell’assunzione di cibo. La negazione del disturbo è una caratteristica rilevante. Malattie intercorrenti possono essere stipsi, dolore addominale, accompagnate da pressione bassa, ipotermia, lanugine o irsutismo lieve, edemi, diminuzione di interesse riguardo al sesso. Il sintomo principale è il dimagrimento sovente ricercato con ostinazione, cui si associa costantemente una notevole depressione psichica.

Un altro sintomo è l’amenorrea, che in alcuni casi può precedere la perdita di peso. Spesso al digiuno si alternano crisi di alimentazione eccessiva (bulimia), che vengono vissute con grande angoscia e senso di colpa e non di rado sono seguite dal vomito provocato, nonché da un uso eccessivo di diuretici e lassativi. La diagnosi si basa di solito sui segni e sui sintomi descritti sopra e da una perdita uguale o superiore del 15% del peso corporeo. Il trattamento dell’anoressia consta di due fasi, cioè di un intervento a breve termine per ristabilire il peso corporeo e salvare la vita della paziente e di un intervento a lungo termine per effettuare un trattamento psicologico e prevenire le ricadute.

La psicoterapia individuale, cioè comportamentale, cognitiva o psicodinamica, è di giovamento, così come benefica è una terapia familiare per le pazienti più giovani. Le possibilità di guarigione sono affidate a lunghi processi psicoterapeutici iniziati tempestivamente. Nei casi di estrema denutrizione è indispensabile ricorrere al ricovero in ospedale e all’alimentazione artificiale per via endovenosa (alimentazione parenterale). Gli ultimi decenni del sec. XX hanno registrato un consistente aumento nel numero di giovani del mondo occidentale colpito da anoressia e bulimia.

Si è inoltre osservata la diffusione di tali disturbi anche negli adolescenti maschi; tende anche ad abbassarsi l’età in cui compaiono e sono ormai confermate le componenti sociali che contribuiscono a innescarli: la desiderabilità della magrezza è presente in tutte le società occidentali e l’obesità viene considerata priva di attrattiva, malsana e indesiderabile.

Tra le cause dell’anoressia-bulimia, oltre alle dinamiche psicologiche e relazionali all’interno della famiglia, è stata ipotizzata anche una certa componente genetica, come predisposizione al disturbo.

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